Dalle banche ad Alitalia, perché il governo vuole il commissario Ue alla Concorrenza

L'esecutivo, in particolare la Lega, è in pressing sulla candidata alla successione di Juncker, Ursula von der Leyen. Che pero' sembra intenzionata a dare ad altri il portafogli oggi in mano a Vestager

Gli orientamenti sui salvataggi bancari. Ma anche il futuro di Alitalia e la 'supervisione' su fusioni e aiuti di Stato che interessano, direttamente o indirettamente, i vari settori dell'economia del Belpaese, dall'industria all'agricoltura. E' per queste ragioni che il governo gialloverde, in particolare la Lega, sta conducendo da tempo una battaglia diplomatica in Europa per ottenere il posto di commissario alla Concorrenza, ossia il guardiano dell'Antritrust nell'Ue. Un posto che, pero', rischia di essere già stato assegnato ad altri. 

Le mire della Lega

Il Carroccio, come dicevamo, ha reso note da tempo le sue mire sulla poltrona occupata dalla liberale danese Marghrete Vestager. Cosi' come sembra sempre più probabile che il candidato di Palazzo Chigi per quella poltrona sia il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti. Una figura che al Parlamento europeo potrebbe forse superare il 'cordone sanitario' che le principali forze politiche Ue, dai popolari agli stessi liberali, passando per socialisti e verdi, hanno posto introno a Identità e democrazia, il gruppo parlamentare europeo guidato dalla Lega. Finora, pur avendo una buona pattuglia di eurodeputati di casa e alleati sovranisti, il Carroccio non è riuscito a ottenere nessuna poltrona dell'Eurocamera: bocciata la capodelegazione Mara Bizzotto nella sua corsa alla vicepresidenza dell'Aula, i leghisti sono finora rimasti fuori dalle cariche più importanti delle commissioni parlamentari. Ecco perché Matteo Salvini comincia a temere una bocciatura del suo candidato all'Esecutivo Ue. 

Convincere Ursula

Ma prima della fiducia del Parlamento di Strasburgo, il vicepremier deve convincere Ursula von der Leyen, la ministra tedesca nominata dai leader Ue, il nostro Giuseppe Conte compreso, alla successione di Jean-Claude Juncker. La richiesta esplicitata a mezzo stampa per ora riguarda principalmente la tipologia della poltrona da occupare: la Lega, ma anche il M5s, vogliono un portafoglio economico, meglio ancora se alla Concorrenza. Il perché di un'ambizione del genere lo si è capito meglio oggi a Milano, nel corso della cerimonia per il centenario dell'Abi, l'associazione della banche italiane. 

La questione banche

"E' necessario rivedere i rapporti fra la disciplina in materia di crisi bancarie e quella sugli aiuti di Stato", ha detto senza troppi giri di paorle il governatore di Bankitalia Ignazio Visco. "Oltre a rimuovere sovrapposizioni di competenze e a chiarire incertezze applicative - ha aggiunto - andrebbe discusso e riconsiderato il principio secondo cui le esigenze di tutela della concorrenza alla base della disciplina sugli aiuti di Stato prevalgono sempre sulle ragioni della stabilità finanziaria".

Il riferimento è al documento adottato dalla Commissione europea nel 2013, passato nel silenzio quasi totale della politica e del mondo bancario italiani, ma che ha avuto effetti durissimi sul Belpaese. Parliamo, per intenderci, dei casi Banca Etruria, banche venete e via dicendo. Quel documento, in gergo una 'comunicazione', conteneva una serie di orientamenti da applicare per tutti i futuri salvataggi bancari nell'Unione europea. L'obiettivo era, a detta di Bruxelles, evitare contraccolpi sulle casse e sulle tasche dei contribuenti in caso di fallimenti di istituti. Ma cosa significasse di concreto per l'Italia lo si è capito pochi anni dopo. 

Il caso Tercas

Nel 2015, infatti, arriva il caso Tercas, un piccolo istituto abruzzese in difficoltà che era stato da poco acquisito dalla Banca popolare di Bari. L’operazione prevedeva in un primo momento il sostegno delle risorse del Fitd, il Fondo interbancario di tutela dei depositi, costituito dai fondi privati degli stessi istituti di credito italiani. Ma gli esperti antitrust della Commissione intervennero stoppando l’operazione: per loro, sulla base anche di quanto stabilito nella comunicazione del 2013, il Fitd agiva per conto di Roma e quindi il suo era un aiuto di Stato.

Questa decisione ebbe effetti a catena su altri istituti in crisi, da Banca Etruria alle banche venete: se con il Fitd i salvataggi di questi istituti sarebbero stati meno dolorosi per i risparmiatori (soprattutto per chi aveva sottoscritto, spesso senza saperlo, obbligazioni secondarie), con il veto Ue pendente sulla tesa, l’allora governo Renzi decise di attuare misure lacrime e sangue (il famoso “salvabanche”): per il Pd fu costretto, per il M5s lo fece per ingraziarsi Bruxelles e ottenere in cambio maggiore flessibilità sui conti.

A prescindere da chi abbia ragione, il dato certo è che, senza l'intervento dell'Antitrust Ue, l'Italia avrebbe potuto mettere al sicuro le sue banche in crisi salvando i risparmi di centinaia di famiglie, comprese quelle truffate da Etruria. Ed evitando costi aggiuntivi pari a 1,5 miliardi. La beffa ulteriore per il Belpaese è che, pochi mesi fa, il Tribunale Ue ha stabilito che la decisione della commissaria Vestager si basava su presupposti sbagliati e ha annullato la bocciatura su Tercas, perché ritenuta non in linea con quanto le norme europee prevedono in materia di aiuti di Stato. Peccato, pero', che il 'danno' era ormai stato fatto. 

Il futuro di Alitalia

Questo caso ha messo in evidenza come le norme europee siano spesso soggette a interpretazioni politiche. Ed ecco perché l'Italia, magari puntando anche sul fatto di esserne stata vittima, chiede di poter essere messa a capo dell'Antritrust. Ma non c'è solo la questione banche. Sul tavolo del futuro commissario alla Concorrenza, infatti, c'è uno dei dossier più delicati del governo Conte: Alitalia. I servizi antitrust di Bruxelles hanno infatti aperto da tempo un'indagine sui 900 milioni di euro di prestiti ponte concessi alla compagnia di bandiera del Belpaese. Il sospetto è che si tratti di aiuti di Stato. Se questo fosse confermato, Bruxelles richiederà all'Italia di recuperare i soldi, non ancora tornati in cassa, concessi alla società. Ma non solo: in gioco c'è anche il futuro acquirente della compagnia e le ipotesi di un ingresso di Atlantia ha già accesso i fari dell'Antitrust Ue, che vigila anche su fusioni e acquisizioni di imprese.

Proprio questo suo ruolo è fonte di ulteriori interessi da parte italiana: chi controlla la Concorrenza, infatti, ha occhi su tutto quello che accade nel mercato interno europeo. Per esempio, anche se ancora un'ipotesi, un giorno potrebbe valutare i dettagli di una eventuale fusione tra la Fca e la Renault. Ma anche guardare a quanto accade nel settore dell'agroalimentare cosi' caro alla nostra economia? Un settore dove negli ultimi anni sono state aperte da parte di Bruxelles oltre 140 indagini antitrust. 

Il ritorno di Vestager?

Le mire dell'Italia, pero', rischiano di scontrarsi con le dinamiche dei veti incrociati di Paesi, partiti e grandi lobby europee. La presidente in pectore della Commissione, la tedesca von der Leyen, ha già detto di voler assegnare l'incarico alla stessa persona che lo ricopre attualmente, ossia la danese Marghrete Vestager. Non a caso, la Lega, per voce del suo massimo esponente a Bruxelles, il capogruppo dei sovranisti Marco Zanni, ha detto che anche il posto di commissario al Commercio sarebbe "importante" dal punto di vista dell'"interesse nazionale". Come dire: se non arriva la Concorrenza, potremmo anche accontentarci di altro. 

Ma al di là dei desiderata nazionali, la gestione dell'Antitrust europeo ha sollevato non pochi dubbi, non solo in Italia. C'è chi vorrebbe che con la nuova Commissione, tale competenza venga tolta all'esecutivo comunitario, che è un organo politico, e assegnata a un'Autorità indipendente. "E' necessario che l'Antitrust europeo divenga un'Autorità indipendente, non inserita in un organismo politico com'è la Commissione", ha detto oggi il presidente dell'Abi, Antonio Patuelli. Forse anche temendo di ritrovarsi tra pochi mesi con la tanto contestata Vestager ancora al timone. della Concorrenza. 

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