Migranti, perché l'Europa non può applicare il modello "australiano"

Per molti leader europei, come Salvini, il metodo di gestione dei flussi del governo di Sydney è un modello. Ma uno studio della Open society foundation smonta il sogno di una "Fortezza Ue"

Hotspot galleggianti all’Europea, oppure isole all’Australiana. Nel dibattito tutto comunitario sulla gestione dei flussi migratori più volte si è sentito ripetere, e si sente ancora, che i richiedenti asilo non deveno mettere piede su suolo Ue. C’è stato un momento in cui i cosidetti ‘floating hotspots’, non meglio precisate strutture lontane dalla terra ferma, parevano essere una solazione. Visto che non se n’è fatto niente si pensa un sistema europeo a modello di quello austrialiano, dove i migranti vengono fatti sbarcare su isolette al largo dell’isola-continente e lasciati lì in attesa delle procedure di rito. Peccato che – fa notare la l’Open society foundation – nell’Ue non sia un modello imitabile. Innanzitutto per questioni di diritto e diritti.

Questione di convenzioni

L'approccio “estremo” dell'Australia, scrive l’organismo, “dimostra che l'esternalizzazione della gestione dell'asilo e della migrazione comporta un enorme costo umano e innumerevoli violazioni dei diritti”. Il Paese del Pacifico è formalmente tenuto a rispettare le convenzioni Onu, ma nella pratica nessuna corte regionale può portare l’Australia a rispondere di violazioni. Non è un dettaglio da poco.

A differenza dell'Australia, tutti i membri dell'Ue, Italia compresa, sono vincolati al rispetto della Convenzione europea sui diritti umani del Consiglio d'Europa, la cui corte di Strasburgo ha stabilito nel 2012 che la politica italiana 2008-2009 di rimpatrio dei richiedenti asilo e dei migranti intercettati nel Mediterraneo verso la Libia è illegale. Le navi delle autorità navali italiane, in quanto tali, sono considerate territorio italiano, all’interno del quali abusi e soprusi non sono consentiti secondo le regole. I respingimenti rientrano in questo campo.

Canali legali e reinsediamenti

Poi c’è una questione ‘di sistema’. La soluzione all’australiana innanzitutto “non è la sola risposta politica all’immigrazione e alla gestione dell'asilo”. Inoltre, nel caso specifico, l'Australia ha canali legali per i migranti economici e un “robusto” programma di reinsediamento per i rifugiati dalle aree di crisi che “attualmente non esistono in a livello Ue”. La differenza di situazione tra Europa e Australia è dunque tale da non poter permettere paragoni. E non finisce qui.

Il sistema di gestione dei flussi in vigore in Australia si deve anche al fatto che il Paese in questione “è stato in grado di attrarre o fortificare le nazioni insulari nel suo vasto quartiere oceanico nell'ospitare le strutture di trattamento”. C’è in sostanza una rete di campi nei Paesi limitrofi, di partenza o di transito, dove i richiedenti asilo sono fermati prima ancora di partire. Esattamente quello che l’Ue non ha saputo fare.

L’attuale modo di getione dei flussi lungo la rotta del Mediterraneo occidentale ricorda per certi versi il modello australiano. Il governo ellenico ha deciso di far sbarcare i richiedenti asilo non sul suolo continentali, ma su alcune delle tante isole dell’arcipelago greco del Mediterraneo. Ma tutto il contesto giuridico e diplomatico attorno è ancora ben lontano dall'essere definito.

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