Libero scambio Ue-Giappone, ecco a chi interessa in Italia e perché il M5s lo appoggia

Il ministro Centinaio: "Tutelata la nostra agricoltura, si può andare avanti". In Europa solo la Germania esporta più di noi nel Paese

Abe e Juncker - © European Union , 2017

L'Unione europea e il Giappone hanno firmato l'accordo di libero scambio. Jean-Claude Juncker e il premier nipponico Shinzō Abe hanno sottoscritto il partenariato economico che poi dovrà essere votato dal Parlamento europeo e dalla Dieta nazionale giapponese. Dovrebbe entrare in vigore già entro l'inizio del 2019. A differenza del libero scambio con il Canada, il Ceta, questo accordo non è osteggiato dal governo italiano. "Nel caso dell'accordo con il Giappone vediamo più tutelata l'agricoltura italiana rispetto al Ceta e quindi siamo d'accordo e si va avanti”, ha spiegato il ministro dell'Agricoltura, Gian Marco Centinaio, arrivando a Bruxelles per il Consiglio Ue Agricoltura, ricordando che “anche il ministro Luigi Di Maio in più di un'occasione si è espresso positivamente, come noi”. E non a caso.

Giappone e Italia

Il Giappone è il sesto partner commerciale dell'Italia al di fuori dell'Unione europea. Il nostro export nel Paese vale 6,6 miliardi l'anno con un surplus di 2,4 miliardi. Meglio in Europa fa soltanto la Germania che arriva a 19,9 miliardi di export e un surplus di 3,9. In tutto sono 14.921 le compagnie italiane che vendono i loro prodotti in Giappone, di cui l'83% sono Pmi, e queste esportazioni, secondo i dati della Commissione, aiutano a sostenere 88.806 posti di lavoro. Napoli esporta soprattutto pasta, farina e forni a legna, Roma pomodori, olio di oliva e aceto, Milano invece generatori, macchinari per lavorare la legna e truciolato.

Cosa prevede l'accordo Ue-Giappone

Il si' dei 5 Stelle

I 5 Stelle sostengono questo accordo (a differenza del Ceta) e il perché lo spiega sul sito del Movimento Tiziana Beghin. L'eurodeputata sostiene che è importante perché rimuoverà i dazi doganali giapponesi su vino, pasta, formaggio e altri prodotti e dal punto di vista agricolo “non c'è nessuna competizione diretta tra agricoltori italiani e giapponesi e l'unico prodotto che avrebbe potuto causare problemi, il riso, è escluso”. Inoltre l'accordo “garantirà la tutela di 46 indicazioni protette italiane”. Beghin spiega poi che verranno tolti i dazi nel settore della moda, dove il nostro paese eccelle, e in altri settori che sono tra quelli in cui è maggiore il nostro export verso l'isola come macchinari industriali, prodotti farmaceutici e chimici. Infine, cosa importante per il Movimento, non è previsto l'Isds, il tribunale per la risoluzione delle dispute tra investitori e Stato.

L'allarme dei Verdi

Ad opporsi sono invece i Verdi che temono che possa portare a una privatizzazione dell'acqua pubblica in Italia. “Siamo allarmati dalle argomentazioni di cittadini, ma anche dall'industria, secondo cui il progetto di accordo commerciale non offre le rigorose protezioni contro la privatizzazione dell'acqua che sarebbero necessarie”, ha affermato la co-presidente dei Greens Monica Frassoni che chiede un “un dibattito pubblico aperto e inclusivo su tutte le questioni interessate”, in quanto in passato “abbiamo visto alcuni emendamenti erano necessari e insisteremmo affinché tali emendamenti siano adottati anche in questo caso”.

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