Ecco come gli accordi commerciali favoriscono le esportazioni delle imprese Ue

Un report della Commissione mostra che le vendite nei Paesi con cui c'è il libero scambio sono cresciute: con il Messico del 400%, con il Cile del 170% e con la Corea del Sud del 59%

© European Union , 2013 / Source: EC - Audiovisual Service / Photo: Jean-Christophe Verhaegen

Il commercio e i trattati di libero scambio con altri Paesi del mondo sono un bene per l'Europa come rivendicano i liberisti o un rischio per la sua economia e per il benessere dei suoi cittadini come denunciano spesso associazioni e movimenti sociali? La Commissione europea prova a convincere gli europei che è sicuramente un bene, e lo fa snocciolando i numeri dei benefici che sono stati portati dagli accordi commerciali negli ultimi anni.

Nel complesso secondo un report pubblicato dall'esecutivo di Bruxelles gli accordi Ue dimostrano di portare grossi vantaggi e di far crescere notevolmente le esportazioni. Dal 2000 quelle con il Messico sono aumentate del 400%, dal 2003 quelle con il Cile del 170%, con la Corea del sud del 59% dal 2001 e con la Serbia del 62% dal 2013.

Lo studio, che prende in considerazione 25 accordi commerciali stipulati dall'Ue finora (qui la lista completa), che spesso i settori agricoli e automobilistici sono quelli che beneficiano maggiormente dell'abolizione delle barriere commerciali. Ad esempio, le esportazioni di autoveicoli verso la Corea del Sud sono aumentate del 244% a partire dal 2011 e, nel caso dell'accordo con la Colombia e il Perù, si è registrato un aumento del 92% e del 73% rispettivamente delle esportazioni di prodotti agricoli.

"Il successo della politica commerciale dell'Ue si misura non solo facendo nuovi accordi, ma anche assicurandoci che i nostri accordi esistenti effettivamente portino risultati” e “la relazione conferma che i nostri accordi commerciali costituiscono una spinta per l'economia europea: hanno significato un aumento significativo esportazioni e hanno portato benefici alle imprese dell'Ue e ai loro dipendenti”, ha rivendicato la commissaria al Commercio, Cecilia Malmström.

I casi di successo

La Commissione mostra alcuni esempi di particolare successo come ad esempio quello dell'austriaca AustriAlpin, società specializzata in equipaggiamento da arrampicata, che attualmente esporta circa l'80% dei suoi prodotti, in gran parte grazie agli accordi commerciali dell'Ue, soprattutto quello con la Corea del Sud che le ha aperto le porte del mercato asiatico. Le vendite totali di questa piccola impresa di 100 dipendenti ammontano a 8,5 milioni di euro, di cui 7,1 milioni dalle esportazioni.

L'accordo commerciale dell'Ue con la Colombia e il Perù ha aiutato invece la lussemburghese Brasserie Nationale conosciuta per la sua birra Bofferding. Grazie all'accordo, l'azienda si occupa direttamente di tutti i requisiti di esportazione senza dover chiamare esperti o negoziare con gli intermediari ogni volta che invia della birra in Colombia. Grazie alle esportazioni in Sud America è riuscita a portare la sua produzione a 34mila ettolitri l'anno. Sempre l'accordo con la Corea ha avvantaggiato poi l'azienda francese di cosmetici Soniam. La riduzione dei dazi doganali ha permesso all'impresa di offrire i suoi prodotti a prezzi più attraenti e spinta anche dalla certificazione Ecocert per i prodotti biologici e dall'etichetta "made in France", Soniam ha visto aumentare del 20% le sue esportazioni verso la Corea nel solo 2016.

Le opportunità ancora da esplorare

E le cose per Bruxelles potrebbero andare anche meglio. La relazione identifica infatti delle aree di miglioramento. Ad esempio, la misura in cui le imprese dell'Ue sfruttano le riduzioni tariffarie è più bassa rispetto a quella dei nostri partner, cioè gli Stati con cui facciamo accordi si mostrano spesso più abili di noi. Per le esportazioni verso i paesi in cui esistono dei più recenti accordi commerciali, le imprese dell'Ue utilizzano sconti sui dazi disponibile per circa il 70% delle loro esportazioni ammissibili, mentre i nostri partner utilizzano tale sconto sui dazi in circa il 90% dei casi.

Inoltre, per alcuni prodotti sensibili, anziché la piena liberalizzazione, l'Ue e i suoi partner hanno concordato aperture di mercato limitate a determinate quantità di prodotti. Il rapporto mostra che queste possibilità sono però non sfruttate appieno, ad esempio gli esportatori di formaggio hanno usato solo il 4,3% del contingente totale a disposizione con il Perù, il 7,9% con la Colombia e il 44% per l'America centrale.

In generale comunque per l'Ue quella degli accordi commerciali è una storia di successo e non a caso è da poco stato stipulato un nuovo accordo con il Canada, il molto discusso Ceta, entrato in vigore in maniera provvisoria in attesa della ratifica da parte di tutti i Parlamento degli Stati membri. Attualmente, l'Ue sta negoziando e aggiornando gli accordi di libero scambio con 19 paesi e 2 blocchi subregionali, vale a dire l'Associazione delle Nazioni del Sud-Est asiatico (ASEAN) e il Mercato comune meridionale dei paesi dell'America meridionale (Mercado Común de Sur : Mercosur).

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