2018, la Ue apre agli insetti in cucina: un'odissea a tavola o una salvezza per il pianeta?

Dal primo gennaio entra in vigore il Regolamento Ue sui Novel Food, cucine e supermercati aperti a insetti ed alghe. Un attentato alla tradizione culinaria italiana o cibi ricchi di proteine e a basso impatto ambientale?

Menù a base di insetti offerto dal Museo Tridentino di Scienze naturali di Trento. ANSA

Il primo gennaio scatta l'ora degli insetti a tavola. Entra infatti in vigore il regolamento europeo sul novel food, un testo approvato nel 2015 e che entra in vigore con il nuovo anno aprendo i supermercati e le cucine di case e ristoranti del Belpaese a una serie di animali e cibi che fino ad ora erano stati per legge esclusi dal consumo alimentare in Italia. Nella lista della spese ci potranno essere quindi cibi a base di alghe, oppure ottenuti da vegetali che si sono riprodotti in modi non tradizionali o con strutture molecolari modificate. Ed anche i famosi insetti, interdetti, appunto, in Italia ma non in altri paesi Ue, che come Belgio, Olanda ed anche Spagna, nazione più simile alla nostra per ricchezza e tradizione gastronomica, già permettono la produzione e il consumo di cavallette, larve e grilli. 

L'idea di portare gli insetti a pranzo o cena è fortemente sostenuta dalla FAO che vede in questa classe di animali un'ottima risorsa di proteine per far fronte alla necessità di sfamare una popolazione umana in forte aumento - saremo in oltre 9 miliardi nel 2050 - riuscendo al tempo stesso a limitare l'impatto sul pianeta e sul cambiamento climatico. Per produrre un chilo di insetti ci vuole infatti molta meno acqua e molto meno mangime che per produrre un chilo di carne bovina o suina. Gli insetti sono inoltre già il piatto giornaliero di oltre 2 miliardi di abitanti del pianeta. 

Novità difficile da digerire?

Ma la novità, come sempre quando si mettono le mani in cucina in Italia, ha sollevato reazioni anche feroci. "Si è perso il lume della ragione", afferma l'eurodeputato della Lega Nord Angelo Ciocca, "mettendo a repentaglio l'eccellenza dei nostri prodotti che rischiano di venire colonizzati da cibi che non fanno parte né della nostra tradizione né della nostra identità".

Secondo Coldiretti, forte di una ricerca realizzata con l'istituto Ixè, "si tratta di una novità che vede contrari ben il 54% degli italiani che li considerano estranei alla cultura alimentare nazionale mentre sono indifferenti il 24%, favorevoli il 16% e non risponde il 6%". "Pochissimi, in particolare - osserva ancora l'associazione di agricoltori - i favorevoli alla possibilità di mangiare insetti interi, secondo quanto emerso da una ricerca dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo che ha effettuato dei test di degustazione coinvolgendo dei volontari. Maggiore disponibilità si è, invece, riscontrata – continua la Coldiretti – al consumo di prodotti che contengono insetti nel preparato, come ad esempio farina di grilli o pasta con farina di larve". 

“Al di là della normale contrarietà degli italiani verso prodotti lontanissimi dalla nostra cultura alimentare", riassume il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, "l’arrivo sulle tavole degli insetti solleva dei precisi interrogativi di carattere sanitario e salutistico ai quali è necessario dare risposte, facendo chiarezza sui metodi di produzione e sulla stessa provenienza e tracciabilità degli insetti”. “La maggior parte dei nuovi prodotti - conclude - proviene da Paesi extra Ue, come la Cina o la Thailandia, da anni ai vertici delle classifiche per numero di allarmi alimentari”.

Allarmi giustificati?

Al di là del chiedersi cosa sarebbe la cucina italiana senza prodotti, quali il pomodoro, che erano, all'epoca della scoperta dell'America, lontanissimi, anche fisicamente, dalla nostra cultura alimentare, l'apertura agli insetti avverrà seguendo i classici canali di controllo sui rischi legati alla produzione, trasformazione e consumo di queste nuove fonti di proteine. L'EFSA, l'Agenzia per la sicurezza alimentare di Parma, ha riscontrato risultati di impatto su ambiente e salute degli insetti allevati con mangimi autorizzati pari a quelli derivati da proteine provenienti da animali di normale (per noi) consumo. Studi realizatti in Belgio, Olanda e Francia, hanno dato risultati analoghi.

La questione dei rischi è quindi legata alle importazioni, ossia a come saranno allevati gli insetti che arriveranno dai paesi che storicamente li consumano. Ma è questo un problema che riguarda tutto il settore della filiera alimentare (senza scordare che numerose sono le frodi interne alla Ue, in primis in Italia) e per cui esistono già meccanismi di controllo. Inoltre è un problema che può essere mitigato dallo sviluppo di un settore di produzione europeo che già esiste in alcuni paesi, come, appunto, Belgio ed Olanda.

Il cuoco olandese Henk van Gurp, autore di un libro su come cucinare gli insetti (in olandese), serve nel suo ristorante spaghetti con salsa di api, tortine ripiene di ragni e torte al cioccolato con vermi, utilizzando materia prima prodotta in loco. Nei mercati rionali di Bruxelles ormai da anni fa capolino il Bugs in Mugs, un food truck che serve spiedini, involtini primavera, hamburger ed anche pizze e cookies con insetti o con farina di insetti. "Questo progetto d'avanguardia", spiegono i promotori di Bugs in Mugs, "si pone l'obiettivo concreto tanto economico quanto ecologico di far scoprire alla popolazione un nuovo tipo di alimentazione responsabile e di proporre unl'alternativa ecologicamente durevole all'industria agro-alimentare". Insetti controllati.

E gli italiani?

Se Coldiretti dice che la maggior parte degli italiani è contraria, un altro sondaggio, realizzato dal Css, il Centro Studi per lo Sviluppo Sostenibile della Società Umanitaria di Milano, snocciola numeri lievemente migliori: il 47% degli intervistati si è dichiarato favorevole alla liberalizzazione degli insetti in tavola e il 28% è interessato a mangiarli. Questi dati dimostrano una disponibilità maggiore di quanto ci aspettassimo – osserva Andrea Mascaretti, presidente del Css - pensiamo che in Italia il primo ristorante di sushi è stato aperto negli anni Settanta a Roma. Ci sono voluti trent’anni perché diventasse comune". Forse gli insetti ci metteranno meno. 

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Commenti (1)

  • per fortuna che la UE vieta i formaggi di fossa Sia mai che non mangiamo come i bantù

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