La Grecia si salva dal default, ma la crescita è bloccata. Colpa di Troika e Commissione Ue

A scriverlo è la Corte dei conti europea: evitato il contagio e raggiunta la stabilità finanziaria, ma Atene ha ancora grosse difficoltà a finanziare il debito e non c'è nessuna strategia per la crescita

Proteste in Piazza Syntagma. Atene. EPA/ALEXANDROS VLACHOS

Stabilità finanziaria sì, ma niente ripresa e ancora grossi problemi a finanziare il debito pubblico. Il tutto anche perché è mancata una strategia generale di crescita per la Grecia. E' questo il giudizio della Corte dei conti europea sullo sviluppo e l'impatto dei diversi salvataggi europei sulle finanze e l'economia elleniche. I programmi di risanamento economico concordati per la Grecia dopo l'inizio della crisi finanziaria, si legge nel rapporto realizzato dai revisori comunitari, hanno fornito stabilità finanziaria nel breve periodo e hanno reso possibile alcuni passi in avanti in materia di riforme, tuttavia "hanno contribuito solo in misura limitata alla ripresa della Grecia e, a metà del 2017, non erano riusciti a ripristinare la capacità del paese di finanziare le proprie necessità sui mercati". 

Miliardi contro il contagio ma ancora grossi problemi per finanziare il debito

Il primo programma di salvataggio nel 2010 prevedeva un prestito di 110 miliardi di euro, i due successivi programmi ammontavano a 172,6 miliardi di euro, per il 2012, e a 86 miliardi di euro per il 2015, in totale 368,6 miliardi di euro. L'obiettivo del salvataggio, indica la Corte dei conti Ue era creare in Grecia una situazione economica stabile, coprendo il fabbisogno di finanziamento dell'economia in cambio di riforme strutturali di ampia portata, evitando in tal modo il "contagio" degli altri paesi dell'area dell'euro.

"Questi programmi hanno promosso le riforme e hanno impedito il default della Grecia, ma la capacità del paese di finanziarsi integralmente sui mercati finanziari rimane problematica", ha affermato Baudilio Tomè Muguruza, il membro della Corte responsabile della relazione.

La Commissione poteva fare meglio

Le cause, secondo da Corte, vanno trovate anche nell'operato della Troika ed in particolare della Commissione Ue (anche perché la BCE non ha riconosciuto il potere di verifica dei revisori europei e quindi non ha fornito tutte le informazioni necessarie per realizzare un rapporto completo mentre l'FMI non sottostà al potere di controllo europeo), che peccava di inesperienza nella gestione di un processo del genere. Le condizioni imposte dai programmi, inoltre, non erano state inserite in una strategia più ampia per la crescita della Grecia e, oltretutto, le ipotesi macroeconomiche alla loro base erano scarsamente giustificate.

L'analisi della Corte tracciano un disegno a chiaroscuri nei 4 settori d'intervento fondamentali: fisco, pubblica amministrazione, mercato del lavoro e settore finanziario. Le riforme del fisco e della pubblica amministrazione hanno prodotto risparmi di bilancio, ma l'attuazione delle componenti strutturali è stata molto meno efficace. Il settore finanziario è stato oggetto di una profonda ristrutturazione, ma ad un costo notevole. Nel complesso, la Corte ha constatato che gli obiettivi specifici dei programmi sono stati conseguiti solo in misura limitata. Da un lato c'è stato un "un notevole risanamento", con il saldo di bilancio che è migliorato del 17 % del PIL tra il 2009 e il 2015. Tuttavia, ma, dall'altro, il declino dell'attività economica assieme ai costi di finanziamento del debito precedentemente accumulato "hanno prodotto un costante aumento del rapporto debito/pil della Grecia". "Di conseguenza - concludono i revisori - il paese continua a non riuscire a soddisfare interamente il proprio fabbisogno di finanziamenti sui mercati".

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