Le promesse di von der Leyen a socialisti e liberali. Per non ricorrere al 'soccorso sovranista'

In una lettera ai capigruppo la presidente designata per la guida della Commissione Ue cerca la fiducia dei pro-europeisti. Ma gli impegni ufficiali potrebbero non bastare a vincere le resistenze

Era stata ritenuta poca incisiva e responsabile di eccessiva vaghezza. Adesso Ursula von der Leyen, la presidente designata della Commissione europea, risponde a socialdemocratici (gruppo S&D) e liberali (il nuovo gruppo Renew Europe, RE), e fornisce loro le risposte sull’agenda di governo che intende attuare se incaricata di guidare l’esecutivo legislativo comunitario per i prossimi cinque anni. Immigrazione, Stato di diritto, clima, famiglia, lavoro, Brexit: nelle due lettere indirizzate ai capigruppo di S&D e RE von der Leyen assume impegni per un rilancio in grande stile dell’azione dell’Europa.

Gli impegni messi nero su bianco hanno come obiettivo di compattare il fronte delle forze pro-europeiste e ottenere così un’investitura al Parlamento europeo (il voto è atteso per il 16 luglio) attraverso una maggioranza chiaramente europeista e rendere non decisivi i voti che pure potrebbero arrivare dagli europarlamentari sovranisti, euroscettici e conservatori.

A Strasburgo i numeri sono ballerini: verdi e sinitra radicale (GUE) hanno già fatto sapere che non sosterranno la tedesca. Decisivi quindi saranno i voti dei tre principali gruppi, Ppe, S&D e RE, che insieme contano 444 seggi, 68 in più della maggioranza richiesta (376 voti). Socialdemocratici e liberali però sono divisi (tanto che potrebbero mancare un centinaio di voti, anche da alcuni popolari). Ecco perché ha deciso di inviare loro una serie di rassicurazioni sul programma. Vediamole punto per punto.

Meno austerità, più attenzione al sociale e ai giovani

Tra i punti dell’agenda programmatica von der Leyen promette di utilizzare tutta la flessibilità consentita dal Patto di stabilità e crescita' per favorire la crescita e l'occupazione, salvaguardando la responsabilità di bilancio e introducendo un salario minimo europeo. A questo promette di introdurre e una “garanzia europea per l’infanzia” al fine di evitare l’esclusione sociale e la messa ai margine della società dei minori che vivono in condizioni più svantaggiate. Promette anche di rendere “permanente” la garanzia giovani, lo speciale strumento finanziario introdotto con il ciclo di bilancio corrente (MFF 2014-2020).


Più equità fiscale

Von der Leyen non dice chi sarà il prossimo responsabile dell’Antitrust comunitario, ma anticipa già da ora che intende dare continuità al lavoro prodotto in questi anni da Margrethe Vestager, commissario alla Concorrenza. La presidente designata fa della tassazione ai profitti delle grandi imprese tecnologiche “una priorità”.


Immigrazione, misure a ‘portata di Italia’

Tema sempre caldo quello dell’immigrazione. Von der Leyen promette di lavorare, nei limiti del possibile, al rilancio delle politiche comuni in materia. La Commissione può fare poco, poiché sul tema decidono gli Stati membri. Ad ogni modo assume l’impegno per “un nuovo patto” sull’immigrazione che coniughi le esigenze della dimensione esterna con quelle della dimensione interna del fenomeno. “Possiamo avere frontiere esterne più forti se garantiremo sostegno agli Stati membri che subiscono le maggiori pressioni per la loro posizione sulla cartina geografica”, scrive la presidente designata della Commissione Ue. Si tratta di un impegno nei confronti della Grecia, e soprattutto nei confronti di Spagna e Italia, delegazioni socialiste al momento tutt’altro che convinte a sostenere la tedesca. “C'e' bisogno di una nuova condivisione degli oneri, abbiamo bisogno di un nuova ripartenza”.

Più Stato di diritto e più Europa

La presidente designata della commissione assicura ribadisce quindi l'impegno a mettere in atto un meccanismo europeo sullo Stato di diritto con un monitoraggio unico per tutti gli Stati membri basato sulle decisioni della Corte di Giustizia europea, e relazioni annuali sulla situazione Paese per Paese. “Appoggio la proposta di fare del rispetto dello stato di diritto parte integrante del prossimo bilancio pluriennale dell'Unione”.

E’ questo un impegno che chiedevano in particolare i liberali, ai quali von der Leyen promette anche “una conferenza sul futuro dell'Europa da avviare nel 2020, per due anni” per rilanciare l’UE e il dibattito attorno al progetto di integrazione. In tal senso si inserisce ancha le promessa di promuovere un dibattito aperto sulla questione delle liste elettorali transnazionali e sugli Spitzenkandidaten, i candidati designati dai partiti per la presidenza della Commissione.

Sullo Stato di diritto van der Leyen rischia il mancato appoggio degli ungheresi del Ppe (i 13 membri di Fidesz, partito la cui adesione è allo stato solo ‘congelata’ proprio per le problematiche legate al rispetto dello Stato di diritto) e dei conservatori europei (ECR), in particolare la componente polacca.

Più ambizione sul clima

Nei primi cento giorni la nuova Commissione intende mettere a punto tutte le misure per un radicale cambio di passo in materia di sostenibilità. Von der Leyen vuole fare dell’Europa “il primo continente neutrali in termini di emissioni di carbonio entro il 2050 riducendo di almeno 50% le emissioni di C02 entro il 2030. e introducendo una 'Carbon border tax', una tassa sulle emissioni prodotte in un altro Stato membro.

Non finisce qui. Von der Leyen è pronta a varare un piano europeo di investimenti sostenibili, una sorta di piano Juncker ma focalizzato sulle opere ‘green’. In questo contesto immagina un coinvolgimento della Banca europea per gli investimenti (Bei), con una parte dell’istituto di credito da ‘convertire’ in banca per il clima e l’ambiente.

Commercio e allargamento, le nuove ‘rivoluzioni’

Ancora, von der Leyen si dice pronta a rivoluzioni in ambito commerciale. La tedesca è pronta a istituire una figura tutta nuova, quella di “capo ufficiale del commercio”, con il compito di fare rispettare e attuare in toto gli accordi commerciali”. Conferma quindi l’impegno per l’allargamento dell’Unione europea, in particolare verso i Paesi dei Balcani occidentali, e si dice a sostegno della proposta di avviare negoziati di adesione con Albania e Macedonia occidentale.

Von der Leyen ha scelto le forze europeiste. Con gli impegni assunti nella lettera si rivolge a loro. Potrà non vincere le resistenze dei socialisti tedeschi (16 voti), potrò inimircarsi gli ungheresi del Ppe (13 voti), potrebbe avere qualche franco tiratore dalla truppa tedesca del Ppe, dove non tutti considerano la presidente designata l’opzione migliore. Vuol dire una quarantina di voti in meno. Ma se conquista i tanti altri indecisi tra liberali e socialisti, e le simpatie di qualcuno dei verdi, i numeri ci sono. Anche senza bisogno delle stampelle dell’estrema destra.

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