Perché i Verdi europei chiudono la porta al M5s

“Nessun contatto con loro”: la co-presidente del partito ecologista europeo, Monica Frassoni, conferma le distanze con i pentastellati: “Governano con la Lega e prendono ordini da Casaleggio”. Ma aprono a una sorta di 'asilo politico' a chi lascia il Movimento 

La copresidente dei Verdi euroei, Monica Frassoni

Sono stati la delegazione italiana più ecologista negli ultimi 5 anni a Bruxelles. Ma nonostante questo, la strada europea che per molti attivisti sarebbe la più naturale, quella che conduce ai Verdi, è ancora in salita. E potrebbe non essere mai percorsa. Finora, il Movimento 5 stelle ha potuto farne a meno, ma con il deludente risultato delle urne, la mancanza di un'intesa con i Verdi potrebbe costare caro: niente gruppo e agibilità politica all'interno del Parlamento Ue ridotta al lumicino.

“Non c’è stato nessun contatto con il M5s”, chiarisce subito la co-presidente del partito verde europeo, l'italiana Monica Frassoni. E anche se ci fosse, dal gruppo parlamentare ambientalista arriverebbe un secco no. I motivi sono essenzialmente due: il primo è l'alleanza di governo in Italia con Matteo Salvini. Un'alleanza che per Frassoni non è solo agli antipodi rispetto ai valori progressisti professati dai Verdi europei, ma che avrebbe anche portato a provvedimenti discutibili: “Sono al governo da un anno e non mi sembra che abbiano raggiunto alcun risultato - spiega - Lo Sblocca cantieri è peggio dello Sblocca Italia e il decreto che hanno proposto sulle fonti di energia rinnovabili è peggio di quello di Calenda”. E ancora: “Al di là delle dichiarazioni e delle posizioni che sono state prese in Europa riguardo a un paio di direttive, non mi sembra che stiano andando in una direzione particolarmente verde”.

Il problema dell'alleanza con Salvini potrebbe forse essere risolto nell'ipotesi di una crisi di governo a Chigi. Ma c'è un altro ostacolo che sembra insormontabile: Rousseau e il suo capo, Davide Casaleggio. Come aveva già detto nei giorni scorsi il collega di partito, il belga Philippe Lamberts, per Frassoni nel M5s c'è una mancanza di democrazia interna: “C’è uno che decide a Milano e non si sa quali siano i criteri e i valori”, sottolinea riferendosi a Davide Casaleggio.

Un punto di vista a cui la delegazione europea dei 5 stelle aveva già replicato nelle scorse ore: "Se qualcuno ha dubbi su come funziona la democrazia diretta siamo pronti a spiegargli il funzionamento di Rousseau. La nostra unica bussola sono i cittadini che in rete propongono, emendano e decidono anche i rapporti discussi dai nostri portavoce al Parlamento europeo", si legge in una nota. Frassoni ricorda che cinque anni fa i Verdi europei si posero gli stessi interrogativi sul M5s, decidendo infine di non stringere alcuna alleanza. Si aprì però una stagione di forte collaborazione sui temi concreti. “Nel corso degli ultimi cinque anni c’è stata moltissima convergenza - riconosce - nel senso che loro prendevano le nostre liste di voto e votavano come noi”.

Se la porta dei Verdi sembra serrata quando si parla dell'intera delegazione M5s, i toni cambiano quando si affrontano le voci, finora smentite, di possibili passaggi di casacca di alcuni esponenti pentastellati; “Se ci sono dei singoli parlamentari che decidono di uscire è un’altra questione”, chiarisce ricordando il caso di Marco Affronte, l’ex-M5s della scorsa legislatura che ha lasciato il Movimento per sposare la causa ecologista. Gli eventuali transfughi potrebbero trovare asilo politico nel gruppo dei verdi, impegnati a costruire una sponda italiana dell’internazionale ecologista. “Deve essere una scelta loro”, precisa la Frassoni, “non è che vogliamo strappare deputati agli altri partiti”. “E comunque noi decidiamo caso per caso, non è assolutamente una cosa automatica”, conclude la rappresentante dei Verdi. 

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