Parlamento Ue: gli Stati che esportano armi contro le regole vanno sanzionati

La relatrice: “La loro vendita non stabilizza i Paesi o le regioni straniere, né contribuisce a creare la pace ma amplifica i conflitti”

Foto Ansa EPA/FELIPE TRUEBA

Nell'Unione europea ci sono regole comuni in materia di esportazione di armi che devono essere rispettate e gli stati che non lo fanno devono essere sanzionati. Lo chiede il Parlamento europeo che ha votato una risoluzione sul controllo delle esportazioni di armi approvata con 427 voti in favore, 150 voti contrari e 97 astensioni. Secondo la 19esima relazione annuale sulle esportazioni delle armi, la Ue è il secondo maggior fornitore di armi al mondo (27% delle esportazioni mondiali), dopo gli Stati Uniti (34%) e prima della Russia (22%). Nel 2016, il 40,5% delle licenze di esportazione delle armi è stato concesso a paesi del Medio Oriente e del Nord Africa. L'Arabia Saudita, l'Egitto e gli Emirati Arabi Uniti rappresentano la maggior parte di tali esportazioni (57,9 miliardi).

“Le esportazioni di armi non stabilizzano i Paesi o le regioni straniere, né contribuiscono a creare la pace. Le armi amplificano i conflitti. Le armi europee sono fondamentalmente responsabili della guerra in corso nello Yemen. La posizione comune sulle esportazioni di armi deve essere attuata efficacemente. Ciò include, tra l’altro, un meccanismo di sanzioni”, ha dichiarato la relatrice Sabine Lösing, della Sinistra unita Gue.

Nonostante ci siano regole concordate congiuntamente che stabiliscono chi può ottenere la licenza di esportazione delle armi, gli Stati membri, indicano gli europarlamentari, “hanno omesso sistematicamente di applicarle”. Per i deputati, avere norme comuni sulle esportazioni di armi è “essenziale per evitare abusi dei diritti umani e impedire l'utilizzo di armi europee contro le stesse forze europee”. Nella risoluzione vengono citati vari casi. Per esempio quello dell'Arabia Saudita: nonostante il Paese violasse sei degli otto criteri stabiliti comunemente, quasi tutti gli Stati membri della Ue hanno dato il via libera all'esportazione di armi, compromettendo così l'intero sforzo europeo di controllo degli armamenti.

L'Europarlamento sottolinea che le navi da guerra esportate hanno contribuito a rafforzare il blocco navale nello Yemen e che gli aerei e le bombe sono state fondamentali per la campagna aerea, causando sofferenze continue alla popolazione. Si nota che Germania e Olanda hanno cessato di vendere armi all'Arabia Saudita e hanno criticato gli Stati membri che ancora non l'hanno fatto. Nella risoluzione viene chiesto anche di stabilire un embargo nei confronti di tutti gli altri membri della coalizione guidata dall'Arabia Saudita nello Yemen.

Altro caso quello dell'Isis, data “la quantità di armi e munizioni di fabbricazione europea trovate nelle mani” dei terroristi in Siria e in Iraq. Secondo la posizione comune della Ue, gli Stati membri devono garantire che le licenze di esportazione non siano dirottate verso utenti finali indesiderati. Tuttavia, alcuni Stati membri come la Bulgaria e la Romania, non applicano efficacemente tale disposizione. Per evitare il rischio che le armi finiscano nelle mani sbagliate, i deputati chiedono a tutti gli Stati membri di "rifiutare in futuro trasferimenti simili, in particolare verso gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita".

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