L'Avvocato della Corte Ue: la legge ungherese anti-Soros è “sproporzionata e illegale”

Il togato dà ragione alla Commissione e chiede ai giudici di Lussemburgo di condannare il Paese di Orban per le restrizioni al finanziamento estero delle Ong

Le restrizioni imposte dall'Ungheria al finanziamento estero delle Ong sono “sproporzionate” e non sono compatibili con il diritto dell'Unione europea in quanto "violano il principio della libera circolazione dei capitali e vari diritti fondamentali". È quanto ritiene l'avvocato generale della Corte di giustizia della Ue che si è espresso sulla legge adottata dal governo di Viktor Orban nel 2001 che stabilisce una serie di regole di trasparenza per le associazione che ricevono donazioni dall'estero.

Legge anti-Soros

La legge è stata pensata per prendere di mira soprattutto le Ong legate al magnate ungherese, naturalizzato statunitense, George Soros. Una di queste è la sua Università dell'Europa centrale le cui attività sono state spostate da Budapest a Vienna, in Austria. Secondo la legge ungherese se le donazioni ricevute dall'estero raggiungono una determinata soglia le associazioni che le ricevono devono definirsi "organizzazione che riceve sostegno dall'estero" e menzionare la cosa in tutte le loro pubblicazioni e sui loro siti. Poi in sede di registrazione devono indicare il numero dei donanti il cui sostegno raggiunga o oltrepassi la somma di 1.500 euro e l'importo esatto del sostegno. Tale informazione viene pubblicata successivamente in una piattaforma elettronica ad accesso pubblico e gratuita.

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Lo scontro con la Commissione

Per questo la Commissione europea ha avviato dinanzi alla Corte di giustizia un procedimento per inadempimento contro l'Ungheria sostenendo che la legge viola sia il principio di libera circolazione dei capitali sia vari diritti tutelati dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, come quello al rispetto della vita privata, alla tutela dei dati di carattere personale e alla libertà di associazione. Nelle sue conclusioni di oggi, che non sono vincolanti ma un suggerimento per la sentenza finale che spetterà a un giudice, l'avvocato generale Manuel Campos Sachez Bordona ha dato ragione alla Commissione e ritenuto che le condizioni ungheresi costituiscano una restrizione al principio di libera circolazione dei capitali, sia riguardo alle organizzazioni interessate, che possono dover affrontare difficoltà di finanziamento e il cui esercizio del diritto alla libertà di associazione può risultare limitato, sia dei suoi donanti esteri, che possono essere dissuasi dal fare donazioni a causa dell'eventuale effetto stigmatizzante della pubblicazione dei dettagli di queste operazioni, in quanto espressione di un'affinità ideologica che può essere compromettente nel contesto nazionale ungherese.

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