Iran, una miniera d'oro per l'Italia

Nel 2016, le aziende del Belpaese hanno esportato beni dal valore di oltre 1,5 miliardi nella Repubblica islamica. E gli scambi commerciali continuano a crescere. In barba alle minacce d Trump

Gentiloni incontra il Presidente della Repubblica Islamica dell'Iran, Hassan Rouhani / Ministero degli Esteri

L'Ue difende a spada tratta l'accordo sul nucleare iraniano, ribattendo alle minacce del presidente Usa Donald Trump. E l'Italia, pur non facendo parte del terzetto di paesi europei in prima linea nell'accordo (Regno Unito, Germania e Francia), guarda al braccio di ferro tra le due sponde dell'Atlantico intorno a Teheran con la massima attenzione. Visto anche il suo ruolo di partner commerciale privilegiato. 

Già, perché il nostro paese e la Repubblica islamica fanno ottimi affari. E da tanto tempo. L'ultima rilevazione della Camera di commercio italo-iraniana parla di un interscambio commerciale che supera i 2,5 miliardi di euro all'anno. Ma era quasi il triplo nel 2011, prima che l'Ue decidesse di sanzionare Teheran per i suoi programmi di proliferazione nucleare. Ecco perché, a sentir parlare Trump di nuove sanzioni, da noi in tanti storcono il naso. 

Scambi commerciali in crescita

Nel 2016, le nostre aziende hanno esportato beni in Iran per un valore superiore agli 1,5 miliardi di euro. Una cifra in crescita, se si considera che da gennaio a maggio 2017, le esportazioni italiane in questo paese sono aumentate del 26,6% rispetto all'anno precedente. A esportare è soprattutto la nostra manifattura: macchinari, motori e utensili per un comparto industriale in continua espansione. Bene anche l'export di prodotti chimici di base, fertilizzanti e composti azotati, cosi' come di materie plastiche e gomma sintetica. In cambio, importiamo dalla Repubblica islamica 1,1 miliardi di beni, soprattutto petrolio greggio.

Nel resto dell'Ue, in quando a export in Iran, solo la Germania ha fatto meglio. Ma l'Italia conta di ridurre il gap da Berlino, anche in virtù di un antico rapporto di “amicizia” tra Roma e Teheran. Complessivamente, dall’inizio delle relazioni diplomatiche ad oggi sono stati siglati tra i due paesi 25 accordi di cooperazione nei settori politico, economico, turistico, culturale, artistico, universitari e in materia di lotta alle sostanze stupefacenti e al crimine organizzato .

Vecchi amici

“Negli uffici di Teheran della Nioc, la compagnia petrolifera di stato iraniana – scrive Il Post - è ancora appesa una grande foto di Enrico Mattei, fondatore dell’Eni che negli anni Cinquanta concluse un accordo petrolifero con l’Iran particolarmente favorevole al governo iraniano, staccandosi dalle cosiddette 'sette sorelle', il cartello delle sette principali compagnie petrolifere di allora (Mattei viene considerato ancora oggi come una specie di eroe in Iran). Per dirne un’altra: Alitalia fu l’unica grande compagnia aerea occidentale a continuare a volare su Teheran durante i bombardamenti iracheni sulla capitale iraniana nel corso della guerra tra Iran e Iraq degli anni Ottanta”.

L'Iran di oggi

Oggi, dopo lo stop alle sanzioni Ue seguite all'accordo sul nucleare, l'Iran puo' rappresentare una miniera d'oro per le imprese italiane: è “un paese di 80 milioni di abitanti, per lo più giovani (due terzi hanno meno di 35 anni) e molto istruiti – scrive sempre il Post - Conta una ventina di città sopra al milione di abitanti, la capitale Teheran supera i 12 milioni. Paese dinamico, con un’ampia classe media urbanizzata e buone aspettative di crescita, un mercato che si apre”. Certo, non mancano i problemi, come le proteste che nell'ultimo meso hanno preso di mira il governo del moderato Rouhani e che hanno provocato più di venti morti.

Una situazione condannata con forza dagli Usa di Trump. Un po' meno dall'Ue, che si è limitata a invitare Teheran a rispettare il diritto a manifestare. Bruxelles, come ribadito nell'incontro con il ministro degli Esteri iraniano Zarif, non intende cedere alle pressioni di Washington e ha riconfermato il suo impegno verso l'accordo. Che vuol dire niente nuove sanzioni. Un ombrello, quello dell'Ue, che l'Italia vede con favore. Dato che in passato, anche recente, gli Usa non hanno mancato di tirare le orecchie ai nostri governi proprio per via degli intensi affari con l'Iran. 

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