L'Ufficio europeo per l'asilo sotto accusa

La Corte dei conti rileva irregolarità in Grecia, dove la crisi migratoria è di nuovo ai massimi livelli, e sottolinea come l'Easo si trovi a dover affrontare una carenza di personale che ne compromette il funzionamento

Sbarchi a Lesbo - foto archivio Ansa

La situazione dei campi profughi in Grecia sta deteriorando molto velocemente, con gli sbarchi nel Paese in aumento e la capacità dei centri di accoglienza messa più che a dura prova, con casi estremi come quello di Lesbo in cui in una struttura pensata per 3mila persone ce ne sono ben 13mila.

Il report

E le cose potrebbero non migliorare molto facilmente visto che proprio l'Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (Easo) si trova in una situazione difficile, con un organico non adeguato al suo lavoro e problemi nella correttezza degli appalti. A sottolinearlo è l'ultimo rapporto della Corte dei Conti europea che ha espresso un giudizio positivo sui conti 2018 di tutte le 41 agenzie comunitarie ma criticando l'Ufficio per i rifugiati. L’Easo, che assiste gli Stati membri (al momento soprattutto Italia e Grecia) nel contesto della crisi migratoria, “ha compiuto passi concreti e proficui verso un miglioramento della propria governance”, riconosce la Corte che però afferma di aver “nuovamente constatato irregolarità” in un appalto importante nel 2018, “segno che le azioni correttive non hanno ancora esplicato tutti i loro effetti”.

Problemi di organico

I giudici si dicono preoccupati per “la situazione dell’organico”, e per il fatto che “in mancanza di un numero sufficiente di esperti inviati dagli Stati membri”, l'Ufficio ha dovuto “delegare compiti principali a operatori economici, al punto da determinare un livello critico di dipendenza da questi”, mettendo a rischio la “continuità operativa in un settore sensibile che è fondamentale per la gestione efficace dei flussi migratori verso l’Europa”. Nello svolgere le proprie operazioni, l’Easo, essendo dotato di un organico limitato a 200 unità, dipende dalla cooperazione degli Stati membri e dal distacco degli esperti nazionali ma visto che il numero di esperti messi a disposizione è sempre limitato, ha continuato a usare soluzioni alternative avvalendosi di lavoratori interinali. “Nel 2018, dei circa 569 esperti inviati in Grecia, approssimativamente 243 (43 %) erano lavoratori interinali e, delle circa 60.116 giornate di lavoro registrate, circa 40.947 (68 %) vanno ascritte a lavoratori interinali. Nello stesso periodo, dei circa 373 esperti inviati in Italia, approssimativamente 221 (59%) erano lavoratori interinali e, delle circa 43 584 giornate di lavoro registrate, circa 35 137 (81%) vanno ascritte a lavoratori interinali”, si legge nel rapporto.

Contratti irregolari

Insomma se il lavoro non viene svolto in maniera efficace, questo dipende molto dal fatto che l'Ufficio non è messo in condizione di svolgere i suoi compiti al meglio. Addirittura, sottolinea la Corte, i contratti per la fornitura di lavoratori interinali in Grecia, i servizi di viaggio verso l’Ufficio e la locazione dei locali dell’Ufficio a Lesbo, quello dove la crisi è più forte, sono stati “irregolari”. Alla fine del 2018 sull'isola greca si contava un organico di 219 persone. “Sono state inviate 89 offerte e sono stati firmati 60 contratti. Tuttavia, l’aumento effettivo netto del personale dell’Ufficio nel 2018 è stato marginale e alla fine dell’anno dovevano ancora essere coperti 78 posti vacanti”, rileva il rapporto secondo cui a “destare particolare preoccupazione è la mancanza di dirigenti nel dipartimento amministrativo”, con quattro su cinque posti dirigenziali vacanti o ricoperti da persone sospese e uno coperto ad interim.

L'appello

Per questo, conclude la Corte, se si vuole migliorare la situazione “l’Ufficio dovrebbe continuare a cercare, insieme alla Commissione, accordi efficaci con gli Stati membri riguardo all'accoglienza delle squadre di sostegno per l’asilo e delle altre forze dell’Easo”.

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