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Quando Ezio Bosso emozionò il Parlamento Ue: "La musica non ha confini e ci insegna ad ascoltare"

Nel giugno 2018 il maestro intervenne alla Conferenza sul patrimonio europeo. Le sue parole furono salutate da una standing ovation

 

"La musica fa eliminare ogni confine e ci insegna ad ascoltare. Un grande musicista non è quello che suona più forte ma che ascolta di più l'altro. Claudio Abbado 40 anni fa inventò l'Orchestra dei giovani della Comunità europea e da lui imparammo che l'Europa è un'orchestra". E' questo un passaggio dell'intervento che Ezio Bosso, compositore e direttore d'orchesta scomparso oggi dopo una lunga malattia, tenne nel giugno 2018 al Parlamento Ue a Bruxelles in occasione della Conferenza sul patrimonio europeo. Un intervento salutato con una standing ovation.

"Vi parla una bambino che da quando aveva 4 anni era abituato a essere europeo, perché noi siamo abituati a dedicare la nostra vita alla musica già da quando siamo piccoli, affrontando autori di ogni nazionalità", disse nel suo discorso. "L'orchestra che sto dirigendo adesso è italiana ma il primo violino è romeno: siamo semplicemente un'orchestra. Schubert spese gli ultimi soldi per andare a sentire Paganini, ma non perché era italiano ma perché era un violino", ha aggiunto.

Per Bosso, l'Unione europea era un progetto da difendere. In una lettera scritta in vista delle elezioni europee del 2019, il maestro ricordò che partecipare all'Ue "è una forma di liberazione", significa superare barriere ed egoismo. E' "la scelta di popoli che si sono avvicinati e sono divenuti una nazione più grande grazie al contributo di ogni singola cultura, esperienza, fortuna, di ogni trauma". 

Ecco il testo completo della lettera:

Quanto è bella la parola Unione. Deriva da unus, essere uno. Significa divenire un unico corpo, condividendo le nostre singolarità e nutrendo attraverso l’altro la nostra esistenza. 

È una parola che racchiude la sacralità insita nell’essere umano, la sacralità del vivere ogni giorno per rendersi inseparabili e proteggersi quotidianamente. Se ci pensiamo è la prima parola associata all’amarsi, rende quell’amore oggetto terzo, lo dichiara: è la base su cui poggiamo il desiderio di essere famiglia.

Bella è quindi la scelta di popoli che si sono avvicinati e sono divenuti una nazione più grande grazie al contributo di ogni singola cultura, esperienza, fortuna, di ogni trauma.

La bellezza sta nella prospettiva che i nostri popoli si sono dati per essere un’umanità migliore e impedire che qualcuno decidesse di nuovo di possedere e disporre della vita dell’altro.

La bellezza sta in quel giorno in cui finalmente siamo diventati europei, fondando un’Unione su sogni antichi e generosi, su auspici di condivisione, sull’ambizione di crescere insieme. La bellezza sta nel partecipare, abbattere i muri, accedere al superamento dei confini sia pratici e fisici, sia semantici.

Vedete, la fortuna di essere un interprete di musica è anche questa. Non si esegue semplicemente un autore di un paese o di un altro. Lo si diventa: per poter interpretare bisogna accantonare ogni egoismo e barriera, bisogna mettere al servizio la propria origine fino a trasformarsi in qualche modo nell’altro.

Io in una sera, quando dirigo o suono, ho la fortuna di poter essere tedesco, inglese, austriaco, ceco o polacco pur restando con orgoglio italiano.

Partecipare a un’Unione diventa una forma di liberazione vera e propria, è l’opportunità di trascendere nell’idea di “altro”.

La nostra Unione è questa: portare contributo, poter appoggiarsi e avere sostegno alle nostre fragilità, poter rispecchiarsi. L’opportunità di riconoscersi è un diritto così voluto, cercato, così fondamentale.

L’Unione, come in amore e in musica, ha bisogno di essere determinata costantemente, con ogni pensiero e con ogni parola. Soprattutto con ogni gesto, un termine che da direttore d’orchestra mi è particolarmente caro.

Cambiando insieme. Diventando piccoli e grandi allo stesso tempo.

Sono felice che lo sforzo di tante lotte abbia portato a questo regalo, questa fortuna. Che abbia allargato i sorrisi.

E forse oggi è il caso di ricordarlo ancora di più, di lavorare ancora di più perché non lo si dimentichi, nemmeno in quel luogo cruciale già solo nella sua definizione: il Parlamento. Perché è lì che appunto si parla, ma soprattutto si ascolta.

Noi cittadini (che vuole dire “libero” e anche a questo va ricordato e protetto) come in ogni Unione siamo chiamati a portare il nostro contributo tramite gesti che contengono opinioni, manifestano problemi, ci rendono parte di ogni luce. E il primo piccolo gesto per esprimere la nostra libertà, per rafforzare il nostro diritto a riconoscerci, a dare e ricevere vicinanza è proprio il voto.

Sì, è bella la parola Unione.

Mi piace l’idea che come ogni cosa bella sia da proteggere e che ci aiuti ad amarci un po’ di più.

È bello poter dire Sono un europeo. Sono me stesso e sono insieme all’altro. Sono unito.

Perché l’Unione europea non è solo un’istituzione. È la definizione di un sentire. È la dichiarazione di un sentimento. L’Unione europea siamo tutti noi. Ogni giorno.

Ezio Bosso

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