Ue a Italia: “Stop a restrizioni per ditte straniere negli appalti della difesa”

La Commissione ha aperto una procedura d'infrazione. Sotto accusa le norme che consentono l'aggiudicazione diretta a fornitori nazionali. Il nostro paese nel mirino anche per l'inquinamento acustico 

ANSA

Altro che difesa comune, verrebbe da dire. La Commissione europea ha avviato procedure di infrazione nei confronti di cinque Stati membri per non aver applicato - o non aver applicato correttamente - le norme europee in materia di appalti pubblici nei mercati della difesa e della sicurezza. Si tratta di Italia, Danimarca, Olanda, Polonia e Portogallo.

L'accusa all'Italia

L'Italia, accusa l'Ue, avrebbe consentito l'aggiudicazione diretta a fornitori nazionali nel settore della difesa, contravvenendo cosi' alla direttiva comunitaria, che prevede che le amministrazioni siano tenute ad aggiudicare gli appalti, salvo specifici casi e sopra una determinata soglia, attraverso un bando di gara aperto alle aziende del mercato unico. Senza restrizioni per quelle non italiane, insomma. Nello specifico, il caso riguarda la fornitura di 6 pattugliatori polivalenti navali e una unità di supporto logistico: la posizione del governo è che la procedura seguita risponde a una ragione di sicurezza nazionale per cui tutto è passato attraverso l'Organizzazione comune per la cooperazione internazionale in materia di armamenti (Occar). Il valore dei contratti delle sette unità è pari a circa 3,5 miliardi di euro, di cui la quota di Fincantieri è pari a circa 2,3 miliardi di euro, mentre quella di Finmeccanica ammonta a circa 1,2 miliardi di euro.

Cosa dice la direttiva

Nella direttiva, esistono indicazioni da rispettare per l'acquisizione di armi, munizioni e materiale bellico (e servizi connessi) a scopi difensivi e viene definito un quadro giuridico per gli appalti relativi a forniture, lavori e servizi sensibili destinati alla sicurezza, concepito per rispondere alle specificità degli appalti nel settore della difesa, che possono essere particolarmente complessi e delicati da trattare. Ci sono per esempio casi in cui è consentito fare ricorso a “risorse locali”, ma solo “se tale misura è necessaria, se non è possibile ottenere lo stesso risultato con misure meno restrittive e se la misura non influisce negativamente sulla concorrenza di prodotti non militari". 

A ogni modo, l'Italia non è la sola a erigere muri alla concorrenza nel campo della difesa. Anche se questo modo di agire stride con l'impegno, di cui il nostro paese si è fatto capofila, per creare una difesa europea, il cui scopo è proprio quello di mettere in comune le risorse per acquistare armi e attrezzature e promuovere la ricerca. 

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Le altre procedure aperte

Con questa procedura d'infrazione, restano 62 quelle aperte da Bruxelles a carico dell'Italia. Tra queste, la Commissione ha inoltrato un parere motivato per la mancata attuazione dei piani e delle mappe previsti da una direttiva Ue sull'inquinamento acustico  “nei maggiori agglomerati, lungo gli assi stradali e ferroviari principali e in prossimità degli aeroporti più importanti". Bruxelles ricorda che "il rumore ambientale, causato dal traffico stradale, ferroviario e aeroportuale, è la seconda causa di decessi prematuri dopo l'inquinamento atmosferico". 

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