Gli autisti di Uber vogliono i dati che l'azienda raccoglie sul loro lavoro

Nel Regno Unito un ex autista ha dato il via a una battaglia legale per ottenere tutte le informazioni riguardo a viaggi, valutazioni degli utenti e sistemi di profilazione. In gioco c'è la possibilità di innovazione

Foto Ansa EPA/ERIK S. LESSER

Nel Regno Unito è in corso una battaglia tra Uber e i suoi autisti, con questi ultimi che vogliono ottenere tutti i dati che la compagnia detiene sul loro lavoro.

I dati

Uber raccoglie enormi quantità di dati su utenti e driver a partire dalle rotte e classificazioni delle prestazioni, fino a quali lingue parlano i conducenti. Tutti dati che l'azienda utilizza per ottimizzare i propri servizi. Ma questi potrebbero essere di grande valore anche per i conducenti permettendogli di calcolare i guadagni orari e capire come vengono assegnati i loro lavori.

La battaglia legale

Come racconta Politico la battaglia legale è iniziata quando l'ex autista James Farrar ha richiesto i dati raccolti da Uber su di lui. Nonostante ai sensi del GDPR i cittadini europei abbiano diritto di richiedere qualsiasi dato che una società detenga su di essi, a lui furono fornite solo informazioni limitate mentre tempi di accesso e disconnessione precisi, tutti i dati sulla posizione, le singole valutazioni e recensioni, gli sono state negate, così come non sono state date informazioni su come i profili dei conducenti di Uber influenzano il lavoro che a loro viene assegnato.

Le aziende difendono i propri segreti

Aziende digitali come Uber, Facebook e Amazon accumulano enormi quantità di dati su clienti e partner e chiaramente un maggiore accesso a queste informazioni potrebbe favorire l'innovazione. Queste imprese hanno però paura di rivelare i segreti del loro successo e quindi oppongono resistenza. Farrar è però determinato a portare a termine la sua battaglia. “Lo faccio per tutti, questo è il campo di battaglia del futuro”, ha detto.

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