“L'ho partorito ma voglio essere il padre”, la battaglia legale che divide il Regno Unito

Un trans da donna, con operazioni e cure ormonali, è diventata uomo ma poi ha deciso di avere un bambino con l'inseminazione artificiale. Ora vuole essere il suo papà anche sui documenti

Da donna era diventato uomo in seguito a una serie di trattamenti ormonali e operazioni chirurgiche, ma in seguito aveva deciso di avere un bambino. Del figlio però non vuole essere la madre, ma bensì il padre, anche dal punto di vista legale. Un transgender britannico ha perso però ora la sua prima battaglia legale visto che l'Alta Corte del Regno Unito ha stabilito che non potrà mantenere l'anonimato riguardo a questo processo, come lui aveva esplicitamente richiesto per evitare, diceva, di sottoporre se stesso e il suo figlio a rischio di bullismo o addirittura violenze.

Freddy McConnell, 32enne giornalista del Guardian, si è reso conto di essere trans nel 2010, a 23 anni, e da allora ha iniziato una transizione per diventare maschio, iniziando un trattamento con testosterone nell'aprile 2013 e sottoponendosi in seguito a un intervento chirurgico per il rimodellamento del torace in Florida. Nel 2016 decise però di voler rimanere incinta e si rivolse a una clinica specializzata che gli suggerì di interrompere il trattamento ormonale e appena il suo ciclo mestruale ricominciò lo sottopose a un'inseminazione artificiale.

Ma prima che nascesse suo figlio aveva ottenuto il riconoscimento legale del suo cambio di sesso e così dopo la nascita del figlio ha richiesto che anche sui certificati del bambino potesse essere segnalato come padre e non madre. Ma lì le cose sono risultate più complesse e, dopo aver ricevuto un rifiuto, ha iniziato la sua battaglia legale.

Il suo avvocato, Karen Holden, ha affermato che "avere un certificato di nascita accurato è vitale in quanto rimane con qualcuno per tutta la vita e fa parte della sua identità. Abbiamo accettato questo caso per sostenere la modifica di una parte della legge del Regno Unito che nega l'uguaglianza, crea documentazione inaccurata e non riesce a servire diversi gruppi all'interno della comunità LGBTQ +".

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