Testimoni di Geova, la Corte Ue: “Porta a porta rispetti leggi sulla privacy”

Lo ha stabilito una sentenza dei giudici europei sulla controversia tra la commissione finlandese per la protezione dei dati personali e la locale comunità religiosa

I predicatori della comunità religiosa dei Testimoni di Geova devono rispettare le leggi europee sulla protezione dei dati personali raccolti durante le loro attività porta a porta. Lo ha stabilito una sentenza della Corte di giustizia dell'Ue su un caso che vedeva contrapposti la Tietosuojalautakunta (commissione finlandese per la protezione dei dati) e la Jehovan todistajat – uskonnollinen yhdyskunta (comunità religiosa dei testimoni di Geova in Finlandia).

Il caso

La commissione finlandese aveva proibito ai Testimoni di Geova “di raccogliere o trattare dati personali, nell’ambito dell’attività di predicazione porta a porta effettuata dai suoi membri, senza che siano soddisfatti i requisiti legali per il trattamento di tali dati”. E questo perché, secondo le autorità locali, “i membri di tale comunità, nell’ambito della loro attività di predicazione porta a porta, prendono appunti sulle visite effettuate a persone che né essi, né la comunità conoscono. I dati raccolti possono comprendere il nome e l’indirizzo delle persone contattate porta a porta e  informazioni sul loro credo religioso e sulla loro situazione familiare. Essi sono raccolti a titolo di promemoria, per poter essere consultati ai fini di un’eventuale visita successiva, senza che le persone interessate vi abbiano acconsentito o ne siano state informate”. 

Il porta a porta

La comunità dei testimoni di Geova e le congregazioni che ne dipendono organizzerebbero e coordinerebbero l’attività di predicazione porta a porta dei loro membri, in particolare, predisponendo mappe sulla cui base sarebbe realizzata una ripartizione in zone tra i membri predicatori e tenendo schedari sui predicatori e sul numero di pubblicazioni della comunità diffuse da questi ultimi. Inoltre, le congregazioni della comunità dei testimoni di Geova gestirebbero un elenco delle persone che hanno espresso la volontà di non ricevere più visite da parte dei membri predicatori: i dati personali che figurano in tale elenco sarebbero utilizzati dai membri della comunità.

La sentenza

Nella sentenza odierna, la Corte di giustizia considera anzitutto che “l’attività di predicazione porta a porta dei membri della comunità dei testimoni di Geova non rientra tra le eccezioni previste dal diritto dell’Unione in materia di protezione dei dati personali”. In particolare, tale attività “non costituisce un’attività esclusivamente personale o domestica alla quale il diritto dell’Unione non si applica”. La circostanza che l’attività di predicazione porta a porta sia tutelata dal diritto fondamentale alla libertà di coscienza e di religione, sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, “non ha l’effetto di conferirle un carattere esclusivamente personale e domestico, poiché essa va oltre la sfera privata di un membro predicatore di una comunità religiosa”. I trattamenti di dati personali effettuati nell’ambito dell’attività di predicazione porta a porta devono quindi rispettare le norme del diritto dell’Unione in materia di protezione dei dati personali.

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