Nonostante la linea dura di Johnson la Brexit sarà rimandata per la terza volta

L'Ue concede un'estensione flessibile dei tempi al 31 gennaio. Il Regno Unito intanto si prepara a tornare alle urne probabilmente il prossimo dicembre

Foto Ansa EPA/ANDY RAIN

Nonostante la linea dura e la promessa di portare il Paese fuori dall'Unione europea entro il 31 ottobre, Boris Johnson alla fine ha dovuto chiedere e ottenere un terzo rinvio della Brexit.

Tre rinvii

In origine il 'Brexit day' doveva essere il 29 marzo 2019. Poi il 12 aprile, infine il 31 ottobre e oggi l'Ue è stata costretta a concedere la terza proroga in sette mesi al Regno Unito, spostando il termine ultimo dell'uscita al 31 gennaio 2020, con la possibilità di uscire prima se il Parlamento di Westminster riuscirà ad approvare e ratificare l'accordo di recesso entro quella data. Il premier ha dato la colpa al Parlamento che sta facendo, come fece già con Theresa May, dura opposizione al suo accordo raggiunto con Bruxelles. "Il Parlamento non avrebbe dovuto mettere il Regno Unito in questa posizione e noi avremmo dovuto lasciare la Ue il 31 ottobre", ha affermato un portavoce di Downing Street . Johnson non ha ancora dato risposta alla decisione di proroga, ma in base al Benn Act approvato dai Comuni (la legge che ha costretto il governo a richiedere una proroga) deve accettare l'offerta.

Elezioni anticipate

Il 'disco verde' alla terza proroga della Brexit potrebbe spianare la strada al premier conservatore per ottenere l'appoggio della Camera dei Comuni alle elezioni anticipate. Oggi porterà in Aula una mozione sotto il Fixed Term Parliaments Act del 2011, che richiede l'appoggio dei due terzi del Parlamento, cioè 434 voti, per tornare alle urne il 12 dicembre. Con gli unionisti del Dup contrari e il Labour che potrebbe scegliere l'astensione sembra difficile che il testo passi.

La mossa dell'opposizione

Ma domani, con una mozione differente che punta a tornare al voto il 9 dicembre, promossa dai lib-dem e dai nazionalisti scozzesi dell'Snp, i partiti minori dell'opposizione potrebbero scavalcare i laburisti e dettare loro la linea. Johnson, che forte dei sondaggi che lo danno in crescita vuole a tutti i costi tornare alle urne, potrebbe appoggiare la richiesta (magari presentando una mozione del governo simile) nonostante la mossa sia più rischiosa. Questo perché a differenza del testo dell'esecutivo sotto il Ftpa quello delle opposizioni, che richiederebbe solo una maggioranza semplice per essere approvato, potrà essere emendato dai deputati. I Tory temono che in questo modo i Comuni possano approvare contestualmente anche altri provvedimenti sgraditi al governo, come l'abbassamento dell'età per votare a 16 o 17 anni (i giovani sono in maggioranza anti-Brexit). Downing street sta lavorando alacremente per provare a trovare un compromesso con le opposizioni e superare l'impasse.

Data inusuale

Quello che sembra ormai sicuro è che il Paese tornerà alle urne a dicembre, cosa inusuale per il Regno Unito, che vota sempre a maggio o comunque in primavera. Il freddo invernale tende a tenere i cittadini lontani dalle urne e a far abbassare il quorum, cosa che in questo caso potrebbe avvantaggiare l'opposizione, visto che sono i cittadini che vogliono il cambiamento quelli solitamente più propensi a fare un sacrificio per recarsi ai seggi, rispetto a quelli felici dello status quo.

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