Anche in Svezia avanza la destra anti-migranti (ed ex alleata del M5s): "Noi fuori dall'Ue"

Tra i fondatori annovera anche neo-nazisti, ma nel tempo il partito dei Democratici di Svezia si è spostato su posizione più moderate. Tranne che sull'immigrazione. E adesso punta al 20% dei consensi

Il leader dei Democratici svedesi Jimmie Åkesson

Si chiamano Democratici svedesi, ma il nome, alle nostre latitudini, rischia di confondere. Già, perché il partito nato nel 1988 ha tra i suoi fondatori anche ex neo-nazisti e oggi, seppur con toni molto più moderati, si colloca a destra. Per alcune posizioni, soprattutto quelle sul fronte immigrazione, anche all'estrema destra. Eppure, nella patria della socialdemocrazia, questo partito relativamente giovane potrebbe ottenere il 20% dei voti alle prossime elezioni svedesi. Provocando un vero e proprio terremoto politico. 

Il nodo immigrazione

A favorirne l'avanzata c'è senza dubbio il risentimento crescente di una buona fetta della popolazione svedese verso gli immigrati. Del resto, la Svezia è il paese Ue che, in percentuale rispetto al numero di abitanti, ospita la maggior fetta di rifugiati, il 23%, quasi 1 ogni 4 abitanti. Dal 2015 a oggi, nel paese sono arrivati ben 300mila migranti. L'immigrazione finora era stata assorbita senza troppe ripercussioni sociali, ma da qualche lustro a questa parte, complice anche la crisi economica, anche nel paese scandinavo si chiede di frenare gli arrivi. Tanto più per l'aumento di crimini e guerre tra bande locali, composte molto spesso da immigrati o figli di immigrati.

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La crisi dei socialdemocratici

Per queste ragioni, anche il governo guidato dal socialdemocratico Stefan Löfven è corso ai ripari aumentando i rimpatri. Non senza polemiche. Una linea dura che sembra non aver pagato abbastanza: il partito socialdemocratico, stando ai sondaggi, resta il primo partito ma perderebbe il 7% dei consensi rispetto alle ultime elezioni. 

Voti che, nella Svezia profonda che fa i conti con la deindustrializzazione e la chiusura di scuole e asili, sarebbero stati "rubati" proprio dai Democratici. I cui consensi crescono invece di elezione in elezione: erano al 5,7% nel 2010, poi passari al 12,9% nel 2014. In quell'anno, i Democratici ottennero anche due seggi al Parlamento europeo, andando a confluire, non senza dissaporti con Marine Le Pen e Matteo Salvini, nel gruppo Efdd, quello del Movimento 5 stelle (anche se di recente i due deputati svedesi sono passati con il gruppo dei Conservatori).

L'alleanza con il M5s

La loro collaborazione con il M5s fece discutere. Anche perché l'allora vicepresidente democratico del parlamento svedese, tale Björn Söder, aveva dichiarato subito dopo le elezioni europee che gli ebrei svedesi costituiscono una "minoranza" non appartenente alla "nazione". Parole che avevano fatto riemergere i trascorsi neo-nazisti di alcuni membri del partito. Trascorsi che di tanto in tanto riemergono per alcune dichiarazioni al limite del razzismo contro migranti e musulmani di alcuni esponenti. O perché, come accaduto nel 2015, un simpatizzante del partito aveva fatto irruzione in una scuola uccidendo due compagni. 

"Non siamo nazisti"

Nell'ultimo decennio, comunque, il partito sotto la guida di Jimmie Åkesson ha cercato di togliersi di dosso queste etichette. In una recente intervista alla Stampa, il capogruppo parlamentare Mattias Karlsson ha ammesso che "gli svedesi si vergognano a dire che voteranno per noi perché ci associano al neonazismo", ma, ha aggiunto, "noi non siamo nazisti. Siamo conservatori sociali. Crediamo nei valori sociali e cerchiamo di proteggerli, per esempio dall’immigrazione. Se populismo significa stare vicino alle persone e capirne i bisogni, allora siamo populisti. Ma se vuol dire che non abbiamo un’ideologia si va fuori strada. Abbiamo una forte ideologia basata su due capisaldi: uno Stato sociale con una solida sicurezza nazionale".

"Fuori dall'Ue" 

Karlsson, come tutti i sovranisti, ritiene che oggi la distinzione tra destra e sinistra non abbia più senso. La vera polarità è quella tra chi è pro e chi è contro la globalizzazione. Quindi ben venga, in Italia, la coalizione M5S-Lega. I Democratici svedesi hanno un obiettivo chiaro: l'uscita della Svezia dall'Unione europea. Se vi pare, chiamatela 'Swexit'. "Il nostro obiettivo è uscire dalla Ue con una Swexit nel più breve tempo possibile", prosegue Karlsson, "saranno gli svedesi a decidere, con un referendum. Oggi la Svezia contribuisce all’Unione con un enorme flusso di denaro - siamo i secondi contribuenti - e riceve pochissimo. Nel frattempo, aspettando la Swexit, lavoreremo per riformare la Ue in modo che il potere venga restituito ai singoli Stati".

Le coalizioni

A frenare i sogni dei Democratici svedesi, per il momento, sono le resistenze di una parte dei moderati del paese a entrare in coalizione con loro. Resistenze che potrebbero consentire a un'alleanza tra socialdemocratici, sinistra e verdi di ottenere la maggioranza e di conseguenza il governo. Anche se la spinta anti-immigrazione che arriva da destra potrebbe aver lasciato il segno anche nella Svezia leader dell'accoglienza europea. 

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