“Svapo non è tabacco”, una petizione per cambiare le regole Ue sulle e-cigarettes

Punti di vendita, accise e libero consumo. I ‘vapers’ vogliono leggi ad hoc e la fine dell’equiparazione al tabagismo tradizionale per “ridurre i danni del fumo e promuovere tecnologie non combustibili di consumo di nicotina”

Una raccolta firme per chiedere all’Unione europea di liberare le sigarette elettroniche dalla restrittiva legislazione anti-tabacco. Si sono riunite a Bruxelles le varie lobby, imprese e semplici sostenitori dello “svapo”, legati dalla passione per la sigaretta elettronica. Pensata con l’obiettivo di offrire un’alternativa ai tabagisti incapaci di smettere, la e-cigarette è entrata prepotentemente tra i prodotti di consumo di massa. Ma è ancora soggetta alle stesse regole delle sigarette tradizionali, a partire dal divieto di consumo in spazi pubblici non all’aperto. 

Tra le norme più criticate dagli appassionati dello svapo ci sono anche “le restrizioni sui punti di vendita e l'applicazione di accise equiparate al tabacco”. “Con questa petizione invochiamo tutti i ‘vapers’ e chiunque creda che lo svapo possa aiutare le persone nel loro addio al fumo, a supportare regole più intelligenti”, ha detto Dustin Dahlmann, portavoce del comitato “Lo svapo non è tabacco”. Con il lancio di un’Iniziativa dei cittadini europei, i promotori sperano di ottenere una “riforma della legislazione Ue, che attualmente non riconosce il valore potenziale del vaping nell'aiutare le persone a passare ad alternative meno dannose”. Saranno necessarie almeno un milione di firme in almeno sette Stati membri per chiedere alla Commissione europea di far partire un iter legislativo dedicato allo svapo. 

Citando uno studio inglese gli organizzatori rivendicano che “lo svapo è dannoso il 95% in meno del fumo tradizionale”.  E non a caso tra i promotori della campagna c’è anche Lega italiana anti fumo, impegnata da anni nella lotta contro le sigarette.  L’iniziativa europea, voluta anche dal presidente di Vapitaly, Mosè Giacomello, spera quindi in una direttiva che “distingua i prodotti del fumo elettronico dai prodotti del tabacco e dai prodotti farmaceutici”. Per Giacomello bisogna “garantire una nuova legislazione basata sul rispetto obbligatorio di norme rigorose in materia di qualità, sicurezza e fabbricazione dei prodotti, nonché su pratiche commerciali responsabili che garantiscano la tutela dei giovani”.  Associazioni e investitori del mondo del vaping hanno un anno di tempo per raccogliere le firme. 

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