Strasburgo: "Non criminalizzare le Ong che soccorrono i migranti"

La socialista Sippel: momento delicato per l'Europa con l'Italia che chiude i suoi porti alle organizzazioni umanitarie che operano nel Mediterraneo

Foto Ansa/ Marco Costantino

Le Ong e tutte le organizzazioni umanitarie che soccorrono i migranti nel Mediterraneo devono essere lasciate lavorare e non criminalizzate. Lo richiede il Parlamento europeo che ha approvato una risoluzione in cui ha espresso preoccupazione per le “conseguenza indesiderate” della legislazione Ue sull'aiuto ai migranti irregolari per i cittadini che forniscono assistenza umanitaria ai migranti. “Volontari e operatori umanitari che aiutano i richiedenti asilo e altre persone vulnerabili dovrebbero essere celebrati, non processati”, ha chiesto la socialista Birgit Sippel che ha sottolineato come il dibattito in Aula si sia tenuto in un “momento delicato” con “l'Italia che chiude i suoi porti alle navi delle Ong che effettuano operazioni di ricerca e salvataggio”.

Ai sensi della direttiva Favoreggiamento del 2002 gli Stati membri sono tenuti a introdurre sanzioni penali contro il "favoreggiamento" dell'ingresso, del transito e del soggiorno di irregolari. Tuttavia, nella risoluzione si sottolinea che la legislazione dell'Ue conferisce agli Stati membri anche il potere di non configurare come reato quelle azioni di favoreggiamento che hanno lo scopo di prestare "assistenza umanitaria". "Abbiamo bisogno di linee guida chiare sull'assistenza umanitaria. Questo è un aspetto chiave in un contesto in cui gli individui e le Ong lavorano duramente per salvare le persone in mare e aiutarle a terra”, ha chiesto il relatore del testo, il socialista britannico Claude Moraes. Per questo Strasburgo invita i Paesi dell'Ue a recepire tale deroga nelle loro legislazioni, in modo da garantire che non siano perseguiti gli individui e le organizzazioni della società civile che assistono i migranti per motivi umanitari.

Gli operatori e le ong coinvolti nell'assistenza umanitaria, per sostenere le azioni di salvataggio di vite umane effettuate dalle autorità' competenti nazionali, "devono rimanere entro i limiti del mandato stabilito per l'assistenza umanitaria dalla direttiva sul favoreggiamento, e che le loro operazioni devono svolgersi sotto il controllo degli Stati membri", dicono i deputati che esortano anche la Commissione europea a adottare delle linee guida per chiarire quali forme di "favoreggiamento" non dovrebbero essere configurate come reato dagli Stati membri, in modo da assicurare che la legge sia applicata con maggiore chiarezza e uniformità.

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