Strade più sicure per pedoni e ciclisti, ecco le nuove norme Ue

Giro di vite sulla gestione delle infrastrutture stradali, con valutazioni sulla sicurezza e sul rischio incidenti da fare ogni cinque anni. Nel mirino di Bruxelles anche la rete non autostradale, i passaggi a livello e la segnaletica

“Dimezzare entro il 2020 il numero di vittime della strada rispetto al 2010 e avvicinarsi all'azzeramento degli incidenti mortali entro il 2050”. Con questo obiettivo ambizioso, Parlamento e Consiglio Ue hanno dato l’ok alla riforma della disciplina europea sulla gestione della sicurezza delle infrastrutture stradali, assegnando alle autorità nazionali maggiori oneri di controllo e monitoraggio del rischio incidenti, con particolare attenzione ai cosiddetti “vulnerabili”. Si tratta degli utenti della strada “non motorizzati, quali in particolare ciclisti e pedoni, e utilizzatori di veicoli a motore a due ruote”. I viaggiatori vulnerabili “hanno costituito il 47% delle vittime di incidenti stradali nell'Ue nel 2017”, precisa il legislatore europeo. Da qui la necessità di proteggere meglio tali categorie, partendo dal nuovo obbligo di tenere sistematicamente conto di pedoni e ciclisti nelle procedure di gestione della sicurezza.

Strade principali e fondi Ue

La riforma estende le norme di sicurezza vigenti per le sole autostrade alle altre strade principali. Una mossa, anche questa, motivata dai dati sugli incidenti, la cui gran parte “si verifica su una piccola parte di strade, in cui il volume di traffico e la velocità sono elevati” e dove diversi tipi di mezzi “viaggiano a velocità diverse”. Le norme decise a Bruxelles varranno inoltre anche per le infrastrutture extraurbane costruite con contributi Ue, in modo tale che “i fondi dell'Unione non siano utilizzati per costruire strade poco sicure”. 

Nuove responsabilità per le amministrazioni

Tra le principali novità, c’è la valutazione della sicurezza stradale da fare ogni cinque anni - le prime a livello di rete andranno presentate entro il 2024. “Questa valutazione rappresenta un'istantanea dell'intera rete stradale disciplinata dalla direttiva - si legge in un comunicato del Consiglio Ue - e sarà utilizzata per valutare il rischio di incidenti”. “Le autorità utilizzeranno le conclusioni per effettuare ispezioni di sicurezza stradale più mirate o procedere a interventi correttivi diretti”. 

Le valutazioni della sicurezza

Tali valutazioni dovranno includere, oltre agli aspetti generali del tratto (come lunghezza e tipo di zona), anche informazioni sui volumi di traffico (inclusi flussi di pedoni e biciclette), dati sugli incidenti (ubicazione e causa dei sinistri mortali e con feriti) e altre informazioni sulle caratteristiche della strada, presenza di ostacoli, incroci, ponti e gallerie, manutenzioni effettuate, strutture per utenti vulnerabili e sistemi pre/post urto in caso di incidenti. 

Passaggi a livello

“Il potenziamento della sicurezza è prioritario anche per i passaggi a livello”, si legge nella riforma, dove si precisa anche che “presso i 108mila passaggi a livello esistenti nell'Unione, nel 2016 si sono verificati 433 incidenti importanti che hanno causato 255 morti e 217 feriti gravi”. Le autorità europee vogliono quindi vederci chiaro sui tratti di questo tipo che “presentano un rischio elevato per la sicurezza al fine di migliorarli”. 

Segnaletica 

“È fondamentale che la segnaletica stradale orizzontale e verticale sia di elevata qualità”, precisa il testo concordato da Parlamento e Consiglio. I segnali stradali dovranno inoltre “facilitare l'introduzione di sistemi avanzati di mobilità connessa e automatizzata”, una realtà già presente su molte strade europee.

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I tempi

La direttiva sarà ora pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell'Ue ed entrerà in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione. Gli Stati membri avranno quindi due anni di tempo per adottare le disposizioni nazionali di attuazione.

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