Tagli a stipendi e fondi per partiti, il M5s chiede all'Ue una spending review da 900milioni

Gli eurodeputati 5 stelle propongono una sforbiciata ai costi della politica e delle amministrazioni europee. E propongono di destinare il grosso dei risparmi al Fse e al reddito di cittadinanza

L'eurodeputato 5 stelle Marco Valli

Dai tagli agli stipendi di eurodeputati e commissari Ue all'azzeramento dei fondi per i partiti e le fondazioni europei. Passando per il ricalcolo delle pensioni dei politici, la rinegoziazione degli affitti e la riduzione delle spese per il parco auto del Parlamento. Nel complesso, una sforbiciata da quasi 900 milioni ai costi dell'Unione europea. E' quanto chiede il Movimento 5 stelle a Bruxelles che ha fatto le pulci ai bilanci delle istituzioni Ue. Proponendo una spending review che colpirebbe soprattutto Parlamento e Commissione. 

“Prima di chiedere rigore di bilancio all’Italia, la Commissione europea  faccia spending review in casa propria – attacca Marco Valli, eurodeputato dei 5 stelle -  Nel bilancio Ue 2019 abbiamo trovato sprechi, privilegi e spese amministrative eccessive per quasi 900 milioni di euro che possono essere tagliati”. 

La lista dei tagli

L'elenco M5s delle spese da tagliare contempla 336,6 milioni destinati al Parlamento europeo e recuperabili con tagli a stipendi, spese di viaggio e indennità transitorie degli eurodeputati, ma anche con il ricalcolo delle pensioni degli stessi parlamentari, l'annullamento fondi partiti e fondazioni e la riduzione delle missioni e dei costi del parco auto. 

Altri 303 milioni potrebbero essere risparmiati con tagli a stipendi e indennità transitorie dei commissari Ue. Ma anche, e questo vale per la Commissione come per le altre istituzioni europee, con la rinegoziazione degli affitti dei vari uffici amministrativi. Infine, i 5 stelle chiedono anche il taglio dello stipendio del presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk. 

Liberare risorse per il reddito di cittadinanza

Le risorse individuata dalla spending review, secondo il M5s, potrebbero restare nelle casse di Bruxelles, purché, dicono, siano utilizzate per “ad alto ritorno ambientale e sociale”. Vogliamo, continua Valli, “più risorse per le Pmi, la cultura e il fondo di prevenzione delle catastrofi naturali”. Ma anche e soprattutto 600 milioni da destinare al Fondo sociale europeo, “uno strumento che dovrà essere messo a disposizione nell’implementazione di misure di contrasto alla povertà, come il reddito di cittadinanza”, aggiunge la collega Laura Agea.

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