Si riaccendono le speranze di un accordo sulla Brexit

Bruxelles e Londra sembrano aver superato uno stallo durato mesi e hanno iniziato intensi negoziati che potrebbero portare a trovare una soluzione entro il prossimo Consiglio europeo, ma restano diverse incognite

Barclay e Barnier a Bruxelles - foto Commissione europea

A solo una settimana dal Consiglio europeo che dovrebbe decidere il destino della Brexit sembra finalmente intravedersi una speranza di poter trovare finalmente un accordo sul divorzio del Regno Unito dall'Ue.

L'incontro risolutore

Il colpo di scena è arrivato ieri quando, dopo tre ore di incontro riservato tra il premier britannico Boris Johnson e quello irlandese Leo Varadkar quest'ultimo si è detto per la prima volta "fiducioso" che le due parti avrebbero potuto concludere un accordo entro l'incombente scadenza del 17 ottobre al Summit di Bruxelles. La cosa ha sorpreso tutti perché proprio il giorno prima, il capo negoziatore europeo, Michel Barnier, dopo mesi di stallo aveva affermato che per come stavano le cose l'Ue “non era in grado” di raggiungere un accordo. Ma nell'incontro con Johnson, definito da Varadkar “positivo” e “promettente”, il Taoiseach irlandese ha ricevuto quelle che ha considerato rassicurazioni sufficienti sul fatto che in Irlanda del nord non sarebbe stato creato un confine fisico e per questo vedeva una “strada per un'intesa”.

Nuovi negoziati

Subito la macchina organizzativa si è rimessa in moto a Bruxelles e oggi Barnier ha ricevuto il capo negoziatore di Londra, il Segretario di Stato alla Brexit, Stephen Barclay, in un incontro ritenuto positivo e che ha permesso di aprire dei nuovi, e intensi, negoziati “tunnel”, sui quali le due parti sono intenzionati a mantenere il più stretto riserbo, e che dovrebbero portare a un testo da sottoporre ai capi di Stato e di governo dell'Ue venerdì prossimo. “Nei prossimi giorni intensificheremo le discussioni tecniche con il Regno Unito, con uno spirito costruttivo”, ha scritto il francese su Twitter. Barnier avrebbe ricevuto rassicurazioni sul fatto che la Gran Bretagna ha deciso di accettare che la proposta di sostituzione del backstop non può erigere un confine doganale sull'isola d'Irlanda. Ma cosa questo vorrà dire è ancora da capire.

Johnson cauto

Dal canto suo Johnson ha leggermente frenato gli entusiasmi. “Ieri Leo Varadkar abbiamo avuto la sensazione comune che ci fosse una strada da percorrere”, ma “ciò non significa l'accordo sia fatto. C'è ancora lavoro da fare”, ha detto. Incalzato sulla questione della permanenza dell'Irlanda del Nord nell'Unione doganale europea si è limitato a dire: “In nessun caso vedremo nulla che danneggi la capacità di tutto il Regno Unito di trarre il massimo vantaggio dalla Brexit”. Londra è intenzionata a uscire dall'unione doganale perché solo in questo modo può stipulare autonomamente accordi commerciali con altri Paesi.

Il backstop irlandese

Per farlo il governo britannico sarebbe tornato sulla proposta originale del backstop che fu fatta ai tempi di Theresa May, il che comporterebbe di mantenere solo l'Ulster nell'unione doganale e spostare il confine per il controllo delle merci in mare o in territorio britannico. Sui dettagli però non c'è ancora chiarezza. Questo segnerebbe un cambiamento rispetto alla prima proposta di Johnson di avere controlli doganali a campione in tutta l'isola d'Irlanda, proposta che Bruxelles ha respinto in quanto non ritenuta sufficiente a proteggere il suo mercato unico. Il problema resta come accoglierà questa ipotesi il Dup, il partito unionista i cui voti sono necessari ai Conservatori a raggiungere una maggioranza in Parlamento. Per superare il suo veto si starebbe pensando a un meccanismo per dare al Parlamento nord irlandese, agli unionisti ma anche ai repubblicani, il potere di decidere quando e in che modo uscire dal backstop.

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