Spagna, accordo tra Psoe e Podemos per un “governo progressista”

In 48 ore i due partiti hanno trovato un'intesa per un esecutivo con Sanchez premier e Iglesias vice, ma serviranno i voti degli autonomisti

L'abbraccio tra Sanchez e Iglesias - foto Ansa EPA/PACO CAMPOS

Dopo le elezioni dello scorso aprile per mesi non sono riusciti a trovare un accordo di governo e ora, dopo sole 48 ore dalle ultime votazioni, i socialisti del Psoe e Unidas Podemos sono riusciti a trovare un'intesa per la formazione di un governo “progressista” che potrebbe superare lo stallo che ormai da troppo tempo sta bloccando la Spagna.

Governo progressista

Complice di questo risultato, annunciato dai leader Pedro Sanchez e Pablo Iglesias, la perdita di voti di entrambe le formazioni e la crescita dell'estrema destra. "Sarà un governo progressista o niente. Un governo progressista, che comprende le forze progressiste, che lavori per il progresso", ha promesso il premier facente funzioni Sanchez promettendo che "non si affermerà l'odio tra gli spagnoli", in quella che è parsa un'allusione alla forza di estrema destra Vox. Il leader socialista aveva rifiutato per mesi di aspri scontri che i membri di Podemos potessero entrare nel governo, ora ha acconsentito a che Iglesis sia addirittura vice premier e i due hanno sancito la pace anche con un abbraccio simbolico.

La fiducia difficile

Ma la loro riappacificazione non basterà a dargli i numeri in Aula per ottenere la fiducia visto che insieme Psoe e Podemos hanno 155 dei 350 seggi del Congresso. Per poter raggiungere la maggioranza necessaria di 176 e ottenere la fiducia hanno quindi bisogno dell'appoggio dell'altra formazione della sinistra radicale, nata da una scissione di Podemos, Más País, e quello delle varie formazioni autonomiste come i nazionalisti baschi del Pnv, il Partito Regionalista di Cantabria (Prc), il Blocco nazionalista galiziano (Bng) e Teruel Existe, inoltre serve almeno l'astensione della sinistra indipendentista catalana (Erc) e di quella basca di Bildu o in alternativa di Ciudadanos.

Da opportunità a necessità

"Come avevo detto la notte delle elezioni quando abbiamo appreso i risultati delle urne quella che ad aprile era una opportunità storica, ora è diventata una necessita”, ha detto Iglesias. Sanchez da parte sua non ha mancato di fare riferimento "alla delusione degli elettori progressisti" per il fallimento delle trattative con Podemos dopo le elezioni dello scorso aprile. "Sapete che l'accordo che abbiamo presentato non è stato possibile alle elezioni precedenti, per quanto ci fossimo andati vicino", ha detto assicurando che l'attuale "progetto politico è così ambizioso che supera qualsiasi disaccordo degli ultimi mesi".

Il programma e il nodo catalano

Per quanto riguarda il programma, il testo dell'accordo elenca dieci priorità fra cui l'occupazione, la lotta alla corruzione, la giustizia fiscale e l'equilibrio dei bilanci e la lotta contro i cambiamenti climatici. Un capitolo a parte merita la Catalogna, su cui i due partiti hanno posizioni diverse: Up infatti, pur non essendo favorevole all'indipendenza, difende il diritto al referendum di autodeterminazione. Il programma definisce come priorità "garantire la convivenza e la normalizzazione della vita politica, favorendo il dialogo e l'incontro sempre nei limiti della Costituzione”. Il problema maggiore per il leader del Psoe tuttavia è che per quanto riguarda l'intangibilità dell'unione nazionale una buona parte del suo elettorato è schierato sulle stesse posizioni della destra (specie in quelle regioni a governo socialista che più avrebbero da perdere economicamente da un'eventuale secessione catalana) e ogni concessione rischia dunque di esser pagata a caro prezzo sia all'interno del partito che alle prossime elezioni.

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