Altro che sovranisti al potere, in Europa si prepara già il ritorno della grande coalizione

I popolari puntano a un'alleanza con socialisti e liberali, in risposta alle forze populiste ed euroscettiche, con alla guida il tedesco Weber

Manfred Weber - © European Union 2018

Una grande, grandissima coalizione tutta europeista che abbracci popolari, socialdemocratici e liberali. Tradotto, una ‘santa alleanza’ Ppe-S&D-Alde per scongiurare il rischio di un inversione di marcia per il progetto comune. L’idea c’è eccome all’interno del Partito popolare europeo (Ppe), dove si è consapevoli dell’avanzata di populismi e forze euroscettiche. È proprio questo a indurre il principale partito politico europeo a ragionare in termini di risposta, che non può non passare per una grande piattaforma delle tre principali forze motrici in Parlamento Ue. La prossima eurocamera rischia di essere fortemente euroscettica.

L’unico modo che il Parlamento avrà per poter funzionare è che popolari, socialdemocratici e liberali siano in grado di trovare sintesi su almeno i principali temi dell’agenda a dodici stelle. È una questione pratica e di realpolitik, prima di tutto. Con un più nutrito numero di persone disposte a bloccare più che costruire, la via appare segnata. Anche se resta tutt’altro che sgombra da difficoltà. Manfred Weber, vincitore delle ‘primarie’ dei popolari e candidato designato alla guida della Commissione Ue per il Ppe, vorrebbe essere il capo di questa grande coalizione. Se, come è lecito attendersi, il suo partito dovesse risultare la prima forza politica per numero di voti alle elezioni di maggio, il tedesco dovrebbe cercare di costruire un’alleanza, ma non è chiaro quanto la figura di Weber sia accreditata tra le fila di socialdemocratici e liberali.

Bisognerà vedere in sostanza quanto il tedesco goda di fiducia al fuori del suo partito. Bisognerà innanzitutto vedere gli esiti del voto, certo. Però all’interno del Ppe si ragiona al ‘super asse’, fattibile in linea di principio per via della natura europeista dei potenziali alleati, ma tutta da vedere alla luce di programmi e proposte legislative. Oltretutto in alcuni Stati membri, tra cui la Germania di Weber, le coalizioni tra cristiano-democratici e socialdemocratici ha contribuito al crollo dei consensi di questi ultimi, che per risollevarsi dovrebbero sganciarsi dal centro-destra per tornare a promuovere ben altre politiche. Niente è da dare per scontato, insomma.

È possibile che un’alleanza si possa cercare sulle grandi questioni (riforma dell’eurozona, difesa comune, commercio…), e poi liberi tutti sulle questioni ‘più piccole’. È anche questa un’opzione, forse più digeribili per gli elettori dei tre schieramenti. Il Ppe, del resto, non dovrebbe avere i numeri per poter decidere da solo le sorti dell’Ue. E le uniche alleanze veramente possibili sono quelle a cui si ragiona. A meno che non si voglia una orbanizzazione dei popolari.

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