Come i Paesi Ue aggirano le norme sui diritti umani. E aiutano i regimi sanguinari

Svezia e Finlandia lavorano per mantenere regole permissive per esportare tecnologie di sorveglianza. Protestano Amnesty International, Access Now e Reporter senza frontiere

Foto Ansa EPA/ERDEM SAHIN

Le recente uccisione del giornalista saudita Jamal Khashoggi ha riaperto il dibattito sulle forniture di armi ma anche tecnologie di spionaggio e sorveglianza a regimi che violano i diritti umani e che non rispettano la libertà di stampa. Il problema delle aziende europee che forniscono strumenti utilizzati per spiare giornalisti e attivisti d’opposizione è emerso con la primavera araba da fine 2010 in poi. Le organizzazioni Amnesty International, Access Now e Reporter senza frontiere hanno chiesto ai Paesi membri dell'Ue di contrastare i tentativi di ammorbidire la normativa riguardo alla vendita di tali tecnologie verso regimi dittatoriali. 

Protezioni dei diritti umani allegerite

L'appello è stato lanciato dopo che il portale netzpolitik.org ha pubblicato documenti che rivelano l’operato silenzioso di diversi Stati Ue, soprattutto Svezia e Finlandia, per alleggerire le protezioni sui diritti umani in relazione all'esportazione di tecnologia europea per la sorveglianza. Nel 2016 la Commissione europea aveva proposto una riforma dell'attuale sistema “per impedire violazioni dei diritti umani associate a determinate tecnologie per la cyber-sorveglianza”. Le indiscrezioni pubblicate sul sito tedesco dimostrano invece come diversi Stati membri stiano attivamente affievolendo le garanzie sui diritti umani proposte dalla Commissione e dal Parlamento europeo.

Sistema carente

“L'attuale sistema europeo già non riesce a chiamare Governi e aziende a rispondere del loro comportamento”, ha dichiarato Lucie Krahulcova, analista di Access Now. “Ora è sconvolgente vedere che la protezione della privacy delle persone e le garanzie sulla libertà d'espressione nel mondo non siano tra le priorità del Consiglio dell'Unione europea”.

Prima gli interessi economici

Nele Meyer, dell'Ufficio di Amnesty International presso l'Ue, accusa : “Mentre in pubblico l'Unione europea parla di diritti umani, dietro le quinte i suoi Stati membri sono pronti a vendere i loro obblighi riguardo alla protezione dei difensori dei diritti umani per favorire i propri interessi economici”.  Riferendosi alle ipotesi circolate in questi giorni, Meyer spiega che “le aziende avrebbero via libera per vendere tecnologie a regimi che violano i diritti umani per consentire a questi ultimi di ascoltare le conversazioni e rintracciare coloro che parlano contro di loro”

Le tecnologie di sorveglianza

Le tecnologie per la sorveglianza che si trovano in commercio verrebbero utilizzate da Governi dittatoriali per spiare attivisti, giornalisti e dissidenti. Elodie Vialle, direttrice del programma Giornalismo e tecnologia di Reporter senza frontiere, denuncia: “L’intenzione di alcuni Stati di continuare a fare affari fornendo a regimi dispotici tecnologia per violare i diritti umani è scioccante. La morte di Jamal Khashoggi ha dimostrato il livello di pressione e sorveglianza cui sono sottoposti i giornalisti. L'Unione europea deve impedire la vendita di strumenti usati per spiare, intimidire e arrestare giornalisti”. “Queste tecnologie minacciano la sicurezza tanto dei giornalisti quanto delle loro fonti e di conseguenza costringono all’autocensura", ha aggiunto Vialle. Amnesty International, Access Now, Reporter senza frontiere e Privacy International sollecitano ora i Governi europei a introdurre standard più rigidi per la vendita di tecnologie di sorveglianza.

Le richieste del Parlamento

All'inizio del 2018, il Parlamento europeo, con una maggioranza schiacciante del 91%, ha votato a favore del giro di vite alla vendita di tecnologie di spionaggio proposta della Commissione. Tuttavia, il processo legislativo europeo richiede ora l’ok da parte degli Stati membri. Con le elezioni europee fissate per fine maggio, il tempo stringe e rischia di slittare tutto alla prossima legislatura.

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