Soros come Salvini: “Cina un pericolo”. Ma Ue: “No sanzioni"

Il magnate, come il leader della Lega, vuole dire basta alle relazioni amichevoli tra l'Europa e Pechino. L'atteggiamento di Bruxelles, secondo il finanziere, "ci espone a ricatti e condizionamenti"

“Il presidente cinese Xi è un dittatore, ma l'Unione europea e i suoi ambienti industriali vedono la Cina come un partner economico, senza rendersi conto che fare dipendere le nostre infrastrutture dalla tecnologia di Pechino ci espone a ricatti e condizionamenti”. Lo ha detto in una intervista al quotidiano La Repubblica l’investitore multimiliardario e filantropo George Soros, che esorta la Ue a prendere una posizione netta in prospettiva di una possibile nuova Guerra fredda tra Stati Uniti e Cina, pur augurandosi una collaborazione sulla lotta al cambiamento climatico e al coronavirus. Una posizione che riprende, in parte, le dichiarazioni fatte dal leader della Lega Matteo Salvini

Indagare sull'origine del Covid

“Ci uniremo alla richiesta almeno di una Commissione d'inchiesta - ha detto l’ex ministro dell’Interno - per capire chi ha fatto e chi non ha fatto cosa perché potremmo finire il 2020 con l'assurdo di avere un'unica economia mondiale che cresce, che è quella cinese che, dopo aver volontariamente o involontariamente, non sta a me giudicarlo, causato una pandemia globale, sulle macerie di questa pandemia va ad acquistare aziende, dati, telefonia e alberghi in Italia e nel mondo”. A più riprese il leader della Lega si è detto più vicino agli Stati Uniti di Trump che al Governo di Pechino, segnando un’inedita convergenza col magnate Soros. 

Stop alle relazioni Bruxelles-Pechino

Ma le convergenze tra i due si fermano qui. Sulle conseguenze della pandemia, il finanziere di origine ungherese afferma infatti che l’Ue deve aiutare l’Italia a fermare il populismo di Salvini: “Che cosa sarebbe l'Europa senza l’Italia?”. “Il rapporto tra Stati Uniti e Cina - spiega ancora Soros - è estremamente complesso. Da un lato dovrebbero lavorare insieme su cambiamento climatico e ricerca di un vaccino per il Covid-19. Dall'altro è evidente che non si può fare se c'è concorrenza su chi svilupperà e utilizzerà il vaccino. Il fatto che siano due sistemi diversi, una democrazia e un'autocrazia, rende le cose ancora più difficili. Molti ritengono che si debba comunque collaborare molto strettamente con la Cina. Io non sono d’accordo”. 

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Ue: "Sì al dialogo, no alle sanzioni"

Le parole di Soros non sembrano però aver sortito alcun effetto tra le istituzioni di Bruxelles, determinate ad andare avanti col dialogo con Pechino e - soprattutto - a non prendere parte nelle ostilità tra Usa e Cina. Con riferimento al tema caldo di questi giorni, ovvero la questioni di Hong Kong, “le sanzioni non sono il modo per risolvere il nostro problema con la Cina”, ha detto l'Alto rappresentante Ue, Josep Borrell. “Sugli ultimi sviluppi ad Hong Kong tutti gli Stati membri si sono espressi e ciò si riflette nella nostra dichiarazione", ha aggiunto il politico spagnolo precisando le “profonde preoccupazioni sulle misure adottate il 28 maggio” da Pechino. Borrell ha sottolineato che "questa decisione" contrasta con "il principio un paese, due sistemi e sull'autonomia della regione di Hong Kong".

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