Senza consenso all’accesso allo smartphone delle vittime i casi di stupro restano impuniti

Nel Regno Unito gli inquirenti chiedono di poter accedere alle informazioni contenute nei telefoni e affermano che senza diventa difficile provare la colpevolezza degli accusati. Ma le associazioni in difesa delle donne esprimono dubbi sula necessità di questo intervento

Le nuove linee guida per i reati di violenza sessuale ostacoleranno le azioni penale invece di facilitarle? Gli esperti si dividono, e c’è chi ritiene che in base alla regole vigenti i procedimenti per stupro possano essere archiviati. ‘Colpa’ delle norme sulla privacy e la protezione dei dati personali. Se le vittime si dovessero rifiutare di dare alle forze dell’ordine e agli inquirenti l'accesso ai contenuti dei loro telefoni cellulari, potrebbero consentire ai sospettati di evitare accuse in sede processuale o ancora prima di finire in un’Aula di tribunale.

Le necessità per le indagini

Il pubblico ministero Max Hill e il commissario della polizia metropolitana di Londra, Nick Ephgrave, non nascondono le loro perplessità. Anche per chi deve condurre indagini per avere accesso a qualunque tipo di documentazione utile – testi, immagini e dati delle chiamate – richiedono un’autorizzazione del diretto interessato. Legittimi dispositivi normativi, certo, ma che in alcuni casi rischiano di tramutarsi in un vero e proprio boomerang. “Possono verificarsi casi estremi di un rifiuto totale al consenso dell'accesso ai contenuti del telefono cellulare, con conseguenze sulla nostra capacità di perseguire un procedimento giudiziario”, sostiene il commissario.

23% in meno di processi

I dati parlano chiaro. L'anno scorso il numero delle accuse di stupro è diminuito del 23%, al livello più basso in un decennio, a causa del fallimento di diversi processi. Un fenomeno dovuto al crollo della produzione di prove, derivante dai problemi di divulgazione. Gli avvocati accusato polizia e procura di non aver fornito prove cruciali che avrebbero cambiato le sorti delle cause. Il problema sta nell’impianto normativo. “Non esiste un atto legislativo che ci dia il potere di impossessarsi di un dispositivo digitale da denuncianti e testimoni”, ammette il commissario della polizia metropolitana di Londra, e la polizia non può aggirare la legge. Quindi “dobbiamo fare affidamento sul loro consenso”. Nell’attesa dell’intervento del legislatore la polizia ha redatto un modulo di consenso nazionale dei dati che spiega perché gli agenti devono capire cosa c'è in un telefono e perché potrebbe essere necessario che il materiale venga divulgato.

Preoccupate le associazioni per la difesa delle donne

Ma le associazioni per la difesa delle donne sollevano problemi di privacy e riservatezza per le vittime. “Le indagini troppo spesso si concentrano sul carattere delle donne, sull'onestà e sulla storia sessuale invece che sulle azioni e i comportamenti della persona accusata”, ha lamentato Rachel Krys,direttrice della End Violence Against Women Coalition.

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