La lezione "tedesca" all'Italia: 50 città pronte ad accogliere i migranti di Sea Watch

Ma il ministro degli Interni blocca l'iniziativa: "Ripartizione anche in altri Stati membri". Intanto il Consiglio d'Europa boccia la collaborazione del nostro Paese e dell'intera Unione con la Libia

Cinquanta città tedesche sono pronte ad accogliere i 43 migranti a bordo della nave Sea Watch che il leader della Lega Matteo Salvini vorrebbe rispedire in Libia e che da giorni è al largo dello coste italiane in attesa di poter attraccare in uno dei porti del Belpaese. E' quanto ha reso noto il ministero degli Interni di Berlino.

Lo stesso ministero che, stando a quanto riferisce il settimanale Der Spiegel, starebbe invece opponendosi a questa eventualità. Il titolare degli Interni, Horst Seehofer, tra gli esponenti del governo a favore di una linea più dura sull'immigrazione, vorrebbe infatti che vi sia "la partecipazione più ampia possibile di altri Stati membri dell'Ue e l'assunzione del coordinamento da parte della Commissione europea" per concedere alle città che hanno espresso formale richiesta di accogliere i migranti della Sea Watch.

La nave, pur battendo bandiera olandese, è di fatto lo strumento operativo dell'omonima associazione che ha sede a Berlino e che da anni salva centinaia di vite umane nel Mediterraneo, tra le accuse di complicità con gli scafisti mosse, finora senza riscontri, dall'Italia. L'ultimo salvataggio ha riaperto il fronte di scontro tra le ong e il governo, in particolare il ministro Salvini, che minaccia di applicare il decreto sicurezza bis, che vieta alle unità delle organizzazioni non governative l'ingresso nelle acque italiane a pena di sanzioni amministrative fino a 50 mila euro.

Per il leader della Lega, la Sea Watch avrebbe dovuto riportare le persone salvate in Libia. Ma sia per l'Unione europea, sia per l'Onu, sia per il Consiglio d'Europa, ultimo organismo internazionale a pronunciarsi in merito, il Paese nordafricano non puo' considerarsi un porto sicuro. Pertanto, i migranti andrebbero portati in Italia.

Secondo il Consiglio d'Europa, organismo che ha sede a Strasburgo ma, è bene ricordare, non c'entra nulla con l'Ue, gli Stati europei devono "sospendere ogni collaborazione con la Libia finché non sarà provato che non sono violati i diritti umani delle persone sbarcate sulle sue coste". Nelle sue raccomandazioni, il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Dunja Mijatovic, evidenzia anche che la responsabilità per le operazioni di ricerca e salvataggio, gli sbarchi e l'accoglienza delle persone soccorse deve essere condivisa tra tutti gli Stati membri della Ue e non demandata unicamente a quelli costieri.

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