Perché le autoscuole dovranno pagare l'Iva al 22 per cento

Il caso è arrivato alla Corte di Giustizia Ue dopo che il fisco tedesco si è rifiutato di concedere l'esenzione in Germania

Foto Ansa, Luca Zennaro

È diventato un caso quello dell'Iva alle scuole guida dopo le proteste per il rischio che queste ultime fossero costrette a richiedere ai loro clienti l'imposta non riscossa negli ultimi 5 anni. "La situazione paradossale che si è creata sulle scuole guida deriva da una sentenza di marzo 2019 della Corte di giustizia Ue, che ha stabilito che questi servizi non possono essere Iva esenti”, ha spiegato in un post su Facebook il senatore Antonio Misiani, vice ministro dell'Economia.

Mezzo miliardi di arretrati

In ballo c’è mezzo miliardo di euro secondo le stime degli operatori del settore (7mila ma riconducibili a circa 5mila partite Iva) che hanno quantificato in circa 110mila euro ciascuno il potenziale debito con l’Erario. Il governo ha promesso di intervenire per eliminare la retroattività anche se “sul futuro vale la sentenza comunitaria”, e quindi l'esenzione non sarà più possibile, ha spiegato sempre Misiani nel promettere una norma da inserire “nel primo provvedimento utile”. Una notizia quest'ultima accolta con favore dall'Unione Nazionale Consumatori che con ilo suo presidente Massimiliano Dona l'ha definita “un primo passo urgente per evitare di paralizzare l'attività delle scuole guida".

La direttiva Ue

Ma perché si è arrivati a questa situazione? Le scuole guida erano prima esentate dal versamento dell'Iva grazie a una interpretazione a loro favorevole della direttiva 006/112/CE relativa al sistema comune d’imposta sul valore aggiunto che garantisce esenzioni a favore di alcune attività di interesse pubblico come l'insegnamento scolastico o universitario, la formazione o la riqualificazione professionale nonché “le prestazioni di servizi e le cessioni di beni con essi strettamente connesse, effettuate da enti di diritto pubblico aventi lo stesso scopo o da altri organismi riconosciuti dallo Stato membro interessato come aventi finalità simili”.

Il caso tedesco

Ma questa interpretazione è stata messa in discussione in Germania quando alla scuola guida A&G Fahrschul-Akademie GmbH fu negata l'esenzione dall'erario tedesco che le chiese il versamento della tassa. Il caso è finito prima al tribunale tributario del paese che poi si è rivolto alla Corte Ue per dirimere la controversia.

La sentenza della Corte Ue

Quest'ultima nel marzo scorso ha dato ragione al fisco di Berlino stabilendo con una sentenza che “la nozione di «insegnamento scolastico o universitario»”, deve essere interpretata “nel senso che essa non comprende l’insegnamento della guida automobilistica impartito da una scuola guida”. Questo perché l’insegnamento della guida automobilistica in una scuola guida “pur avendo ad oggetto varie conoscenze di ordine pratico e teorico, resta comunque un insegnamento specialistico che non equivale, di per se stesso, alla trasmissione di conoscenze e di competenze aventi ad oggetto un insieme ampio e diversificato di materie, nonché al loro approfondimento e al loro sviluppo, caratterizzanti l’insegnamento scolastico o universitario”. Da qui l'addio all'esenzione.

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