Alta tensione tra Ue e Venezuela, Maduro caccia l'ambasciatrice europea

La mossa in risposta a nuove sanzioni contro 11 funzionari accusati di aver minato la democrazia. Il presidente venezuelano: "Tentano di imporsi con le minacce, si inginocchiano a Trump"

Nicolas Maduro - foto Ansa EPA/Rayner Pena

È altissima la tensione tra il Venezuela e l'Unione europea con il presidente latino americano, Nicolas Maduro, che ha deciso di espellere l'ambasciatrice comunitaria nel Paese, Isabel Brilhante Pedrosa.

Maduro: basta colonialismo

La decisione è arrivata dopo che ieri il Consiglio Ue il Consiglio europeo ha inserito nella lista delle sanzioni altri 11 funzionari di Caracas, accusandoli di minare la democrazia e lo stato di diritto in Venezuela, una decisione che porta a 36 il numero dei funzionari venezuelani colpiti da sanzioni. "Ne abbiamo abbastanza del colonialismo europeo contro il Venezuela” ha tuonato il presidente, secondo cui è arrivato il momento di “risolvere le nostre cose con l'Unione Europea” accusata di “inginocchiarsi” alla politica dell'amministrazione di Donald Trump. "Chi sono per tentare di imporsi con le minacce? Chi sono? Basta!”, ha attaccato ancora il capo di Stato socialista in un discorso al palazzo presidenziale di Miraflores.

Le sanzioni Ue

Gli individui sanzionati, si legge in una nota diramata dall'Ue, "sono responsabili di avere agito contro il funzionamento democratico dell'Assemblea nazionale inclusa la rimozione dell'immunità parlamentare a diversi suoi membri, non ultimo il suo presidente, Juan Guaidó”. Il comunicato spiega anche che “le azioni che motivano la decisione di inserimento nell'elenco comprendono anche l'avvio di azioni penali motivate politicamente e la creazione di ostacoli a una soluzione politica e democratica alla crisi in Venezuela, nonché gravi violazioni dei diritti umani e restrizioni delle libertà fondamentali, come la libertà di stampa e di parola”. La misura decisa dal Consiglio Ue include il divieto di viaggio e congelamento dei beni. "Condanniamo e respingiamo l'espulsione del nostro ambasciatore a Caracas e adotteremo le solite necessarie misure di reciprocità. Solo una soluzione negoziata tra venezuelani consentirà al paese di emergere dalla sua profonda crisi", è stato il commento dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Josep Borrell, alla decisione di Maduro.

Colpiti due partiti di opposizione

Tra le persone include nella lista Ue c'è Juan Jose Mendoza, presidente del Tribunale supremo di giustizia del Venezuela (Tsj) e Jose Ornelas, capo del Consiglio di difesa nazionale. Il provvedimento europeo segue le recenti decisioni del Tsj, che ha nominato i nuovi membri del Consiglio nazionale elettorale (Cne) e sospeso i vertici di due partiti di opposizione, Azione democratica (Accion democratica, Ad), e Prima la Giustizia (Primero Justicia, PJ), di Tomas Ignacio Guanipa, deputato in carica presso l'Assemblea Nazionale. La Corte ha nominato poi una giunta direttiva "ad hoc per portare avanti il processo di ristrutturazione democratica" del partito viene messo nelle mani di José Dionisio Brito, ex membro di Pj, cui spetterà il compito di riempire le altre caselle dirigenziali a lilvello nazionale e locale.

Lo stallo nel processo elettorale

La decisione, che ha surriscaldato il dibattito nel Paese, è stata motivata con la necessità di superare l'ulteriore stallo nel processo verso nuove elezioni. Il 12 giugno la Corte suprema venezuelana aveva nominato i nuovi magistrati del Cne, una settimana dopo aver certificato l'inadempienza dell'Assemblea nazionale ad assolvere il compito previsto dalla Costituzione, dovuto al fatto che le principali forze del fronte antigovernativo, che sono maggioranza in aula ma non hanno numeri per il quorum richiesto, non hanno mai voluto accompagnare il processo del governo di riaprire le urne, accordato con una parte minoritaria delle opposizioni, ritenendo le dimissioni di Maduro un passaggio imprescindibile per risolvere la crisi in atto.

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