Da Nobel per la Pace ad alleata di Orban contro i musulmani: il nuovo volto di San Suu Kyi

La leader della Birmania incontra il premier ungherese, con il quale condivide forti sentimenti anti-Islam. I due lanciano l’emergenza immigrazione nel sud-est asiatico e in Europa

Aung San Suu Kyi incontra Viktor Orban / Fonte: Governo Ungheria

Dopo Henry Kissinger, Barack Obama e Yasser Arafat, un altro premio Nobel per la Pace finisce sotto accusa per aver preferito fucili e bombe alla strada del dialogo e della diplomazia. Questa volta si tratta di Aung San Suu Kyi, la leader della Birmania vincitrice del premio nel 1991 per i suoi “instancabili sforzi” per “la democrazia, i diritti umani e la conciliazione etnica con mezzi pacifici”. Oggi la San Suu Kyi stringe la mano al premier ungherese Viktor Orbán, leader della destra nazionalista contro i migranti in Europa, con il quale ha dato vita a un’alleanza per affrontare assieme “il problema della convivenza con popolazioni musulmane in continua crescita”. Ma anche in continua fuga da entrambi i Paesi, in Ungheria come in Birmania, visto l’atteggiamento ostile messo in atto dai due. 

I due leader ci tengono a sottolineare che “una delle maggiori sfide attuali per entrambi i Paesi e le rispettive regioni - Asia sud-orientale ed Europa - è la migrazione”. E la strana coppia trova unità sotto il nemico comune, l’Islam. 

Per intenderci, tra San Suu Kyi e Orbán il più pacifista è il secondo. Perché mentre l’Ungheria si limita a chiudere i confini e negare accesso ai richiedenti asilo, la Birmania sta mettendo in atto una vera e propria pulizia etnica. A definirla così sono i funzionari delle Nazioni Unite che hanno assistito alla crisi umanitaria innescata dai rastrellamenti delle forze armate birmane ai danni della minoranza musulmana Rohingya. Tanto che un altro premio Nobel per la Pace, l’arcivescovo sudafricano Desmond Tutu, parla senza mezzi termini di “genocidio” ai danni degli islamici in Birmania.

Lo stesso esercito che un tempo comandava nel Paese asiatico, negando la libertà per oltre 15 anni all’allora leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi, oggi butta fuori dalla Birmania quasi un milione di abitanti di fede islamica. Una ferocia generata da attacchi terroristici di matrice jihadista che, a partire dal 2016, hanno fatto finire tutti i musulmani dentro a un unico calderone, quello dei nemici della Birmania. Dando il via anche alla cacciata di 400mila bambini

Dall’inizio dell’escalation la San Suu Kyi ha appoggiato l’esercito, barattando il rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto, dove la responsabilità penale è personale e non etnica, con il mantenimento del potere. Sono lontani i tempi in cui la paragonavano a Nelson Mandela e a Mahatma Gandhi. E persino la canzone “Walk on”, che Bono Vox degli U2 scrisse pensando a lei, oggi suona tremendamente fuori tempo, fuori contesto e fuori dal mondo. 

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