“Quota 100” e alleanza con il Ppe: Salvini prova a creare il mega-gruppo sovranista

Il leader della Lega e il ministro Fontana sono a lavoro in queste ore per convincere i polacchi del PiS e Marine Le Pen a unire le forze in vista del voto di maggio. Con la prospettiva di proporsi come asse di governo di un'Europa sempre più a destra 

Da un lato, l'incontro a Varsavia con il leader del partito di governo polacco, Diritto e giustizia (PiS), Jaroslaw Kaczynski. Dall'altro, la missione del ministro Lorenzo Fontana a Bruxelles per saldare i rapporti con gli attuali alleati e tesserne di nuovi. E sullo sfondo, l'obiettivo di creare un fronte sovranista capace di portare al prossimo Parlamento europeo una pattuglia di oltre 100 deputati e rompere gli storici equilibri di potere in seno all'Ue. Le mire europee di Matteo Salvini sono ormai chiare. E se fino a ieri la creazione di un mega-blocco di destra sembrava fantapolitica, oggi i presupposti, almeno per avviare una trattativa, sembrano esserci. Con buona pace dei Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni, del Movimento 5 stelle e dei moderati del principale partito europeo, il Ppe. 

Conservatori & sovranisti

Nei corridoi del Parlamento Ue, in queste ore, non si parla d'altro: “Salvini vuole creare un unico grande gruppo di destra e sovranista che unisca l'Enf, di cui è membro con il Rassemblement national di Marine Le Pen, e i conservatori dell'Ecr”, dice una fonte. Per questo, ha mandato in avanscoperta Fontana, ex capo delegazione della Lega al Parlamento europeo. Per farlo, pero', deve convincere i due principali partiti di questo eventuale schieramento: i polacchi del PiS, che Salvini incontrerà oggi, e i francesi del Rn di Le Pen. Se la fusione dovesse riuscire, stando alle previsioni del sito Politico.eu, basate sui recenti sondaggi elettorali nei 27 Paesi Ue, dalle urne europee di maggio potrebbe emergere un gruppo da 117 eurodeputati, il terzo dopo il Ppe e l'S&D di cui fa parte il Pd. 

Le mire di Salvini tra Roma e Bruxelles

Per il ministro degli Interni, creare un gruppo del genere vorrebbe dire davvero avere la forza per determinare i futuri equilibri dell'Ue, dal Parlamento alla Commissione, passando per il Consiglio. Al Parlamento, innanzitutto, perché stando alle previsioni di cui sopra, la Lega sarebbe il primo partito del fronte sovranista. E grazie a questa posizione di forza, e alla presenza nel governo nazionale, Salvini potrebbe avere vita facile nello scegliere il prossimo commissario Ue in quota Italia, oltre a determinare, grazie anche all'alleanza con la Polonia e con gli austriaci dell'Fpo (al governo di Vienna con il popolare Kurz), la scelta del successore di Juncker. Tanto più se, come temono in tanti a Bruxelles, dovesse realizzarsi l'intesa tra il Ppe e il nuovo fronte sovranista. 

Le divergenze interne alla destra Ue

E' chiaro che tutto cio' dovrà fare i conti con la realtà. Che è più sfaccettata di quello che tanto i detrattori, quanto i fautori del sovranismo europeo lasciano intendere. Se si sfogliano, infatti, i possibili alleati di questo mega-gruppo di destra, si trovano doppioni, contraddizioni e posizioni difficilmente conciliabili. Restando in Italia, l'idea di un unico gruppo non piace a Fratelli d'Italia: non a caso Giorgia Meloni ha spiegato in queste ore che l'ideale sarebbe mantenere distinti l'Ecr, di cui fanno parte, e l'Enf, per trovare casomai in seguito un'intesa a tre con il Ppe. Un po' come successo in Italia alle scorse elezioni con il cartello Fi (Ppe), Lega (Enf) e Fdi (Ecr). Del resto, una coabitazione con il Carroccio, ridurrebbe di molto il “peso” che il partito di Meloni potrebbe avere quale unico rappresentante dell'Italia all'interno di un gruppo parlamentare europeo.  

Lo stesso ragionamento vale per altri potenziali “doppioni” in Belgio, Repubblica ceca e soprattutto Francia. In terra transalpina, infatti, oltre al Rn di Marine Le Pen c'è la destra di Debout la France, che proprio oggi ha abbandonato l'Efdd, il gruppo del Movimento 5 stelle, per aderire all'Ecr. E tra i due partiti non è che corra buon sangue, anzi. 

Nell'arcipelago della destra europea, poi, ci sono poi forti divergenze su temi fondamentali della politica Ue. Uno studio del Jacques Delors Institute ha messo in evidenza la scarsa coesione interna dell'Enf di Le Pen e Salvini quando si tratta di votare al Parlamento Ue: il gruppo è stato compatto solo nel 69% dei voti, mentre negli altri principali gruppi la coesione supera il 90%. Un'altra questione chiave è il rapporto con la Russia: come conciliare l'avversione verso Mosca del PiS polacco e dei Democratici svedesi con le aperture di Salvini a Putin?

L'alleanza con il Ppe

Insomma, la strada verso la creazione di una grande forza di destra europea è piena di ostacoli. E qualora dovesse arrivare a un traguardo, non è detto che non lasci alle sue spalle morti e feriti. Di sicuro, per un gruppo del genere, il nodo centrale è cosa fare una volta formatosi: restare all'opposizione, continuando ad attaccare l'Europa cattiva, o provare a formare una coalizione con il Ppe di Merkel e Orban per goverarla?

Anche a voler essere ottimisti, popolari e destra europea insieme non dovrebbero avere i numeri per ottenere una maggioranza al Parlamento Ue: a maggio, servirà eleggere almeno 353 deputati. Numeri che, a dispetto dei proclami di guerra di Salvini&co e dei timori di cataclismi sovranisti degli avversari, sarebbero invece raggiungibili dalla solita, vecchia grande coalizione tra popolari, liberali e socialisti.   

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