Il sogno europeo di Salvini si incrina polacchi, Orban e Le Pen lo snobbano

L’8 aprile a Milano, il leader della Lega lancerà il suo manifesto politico per le europee di maggio. Ci saranno forze e movimenti di almeno 7 Paesi Ue. Ma mancheranno Kaczyński, il premier ungherese e la leader dell'ex Front national

Da sinistra: Matteo Salvini, Jaroslaw Kaczinski e Marine Le Pen

Sembra essere giunto al capolinea il progetto di Matteo Salvini di creare un grande gruppo sovranista europeo capace di mettere insieme la destra, conservatori, nazionalisti ed euroscettici. E proporsi come forza di governo al fianco dei popolari di Angela Merkel. I polacchi del PiS, il partito di Jaroslaw Kaczyński che governa il Paese, a lungo corteggiati dal leader della Lega, hanno declinato l’invito a mettersi sotto la stessa bandiera di Marine Le Pen e, forse, dei tedeschi dell’AfD. E non saranno al meeting promosso dal Carroccio a Milano l’8 aprile per lanciare il manifesto di Salvini per le europee. 

Gli assenti (di peso) di Milano

All’evento, che avrebbe dovuto sancire la nuova alleanza tra il gruppo dei Conservatori (in cui siede per l’appunto il PiS, ma anche Fratelli d’Italia) e l’Enf (la formazione attuale di Salvini e Le Pen), non ci sarà neppure Viktor Orban, che al di là delle minacce e degli attacchi a Juncker, sta cercando di restare ancorato al carro dei soliti vincenti d’Europa, ossia i popolari (per quanto in crisi). E, a sorpresa, non ha ancora confermato la sua presenza nientemeno che l’alleata di ferro in Ue del vicepremier, Marine Le Pen

C’è chi motiva questa assenza con i dissapori che sarebbero sorti di recente tra i due leader. Ai francesi del Rassemblement national, infatti, non sarebbe andato a genio il movimentismo di Salvini e in particolare il tentativo di allargare il gruppo Enf ai conservatori. Un movimentismo incentivato dai sondaggi, che hanno visto rapidamente la Lega prendere quota: secondo le ultime proiezioni, il Carroccio potrebbe portare al Parlamento europeo ben 26 deputati. Il partito di Le Pen, che a oggi ha la leadership del gruppo, si fermerebbe invece sotto quota 20. Perdendo cosi’ lo scettro. 

Il movimentismo di Salvini

Che il cambio al timone avrebbe provocato qualche malumore era facile da prevedere. Il vicepremier ci ha messo del suo dettando, con le urne ancora lontane, l’agenda futura del gruppo. E e le alleanze. Tutto alla luce del sole e con proclami rimbalzati sui media di tutta Europa. Le Pen, di contro, ha lavorato più nell’ombra, cercando invece di portare nell’Enf i tedeschi dell’AfD. Che nel gioco dei nazionalismi, sono distanti anni luce dai polacchi del PiS. 

Alla fine, l’operazione della leader francese sembra aver avuto successo. E con l’AfD, Le Pen potrebbe creare un asse politico franco-tedesco interno al gruppo per arginare proprio la Lega. Che queste ipotesi siano vere o frutto di fantasiose ricostruzioni proprie dei corridoi di Bruxelles, sarà tutto da vedere. Intanto, come Le Pen, anche i leader dell’AfD non hanno confermato la loro presenza al summit di Milano di Salvini, promettendo comunque che invieranno una delegazione. 

Gli equilibri nel prossimo Parlamento

Insieme a loro, ci saranno comunque i partiti della destra populista e nazionalista di Belgio, Danimarca, Finlandia, Spagna e Svezia. A sottolineare che, nonostante il fallimento dell’operazione con i conservatori, Salvini puo’ contare comunque su un certo consenso in Europa. Un consenso che, sondaggi alla mano, potrebbe portare l’Enf ad avere oltre 80 deputati nel prossimo Parlamento Ue. 

Si tratterebbe, stando sempre alle proiezioni, della terza forza politica nell’Eurocamera, dopo i popolari del Ppe (177 seggi previsti) e i socialdemocratici del gruppo S&D (137). I liberali dell’Alde si fermerebbero a 66 deputati, mentre Macron porterebbe una pattuglia “personale” di 22 parlamentari. Queste quattro realtà, insieme, sembrano al momento avere i numeri per raggiungere la maggioranza di 353 deputati necessaria per governare. 

Ma sarebbe comunque una maggioranza labile, soggetta alle turbolenze interne (si veda Orban per il Ppe o i socialisti rumeni per l’S&D) e di conseguenza a possibili interferenze dall’esterno. Quelle interferenze che l’Enf di Salvini e i conservatori di  Kaczyński cercheranno di sfruttare. Ma, a quanto pare, ciasciuno a modo suo. 
 

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