Salvini pronto a 'tradire' Le Pen per von der Leyen. In cambio di una "poltrona di peso"

Il gruppo dei sovranisti annuncia il voto contrario alla candidata alla presidenza della Commissione. Ma la Lega potrebbe darle il suo appoggio. Mentre i 5 stelle hanno confermato il loro ok

Gli eurodeputati della Lega sono pronti a 'tradire' i loro alleati al Parlamento europeo, in primis Marine Le Pen, e a sostenere Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea. Il tutto in cambio di una poltrona di peso nell'esecutivo Ue da destinare a un esponente del Carroccio e alla garanzia da parte dei popolari di Angela Merkel di fermare possibili agguati nell'Aula di Strasburgo quando si tratterà di dare la fiducia ai singoli commissari. 

La Lega, infatti, ha due scogli da superare per ottenere il massimo bottino in Europa: convincere la presidente in pectore ad accettare il nome proposto da Matteo Salvini e consolidare un'intesa trasversale all'Eurocamera per avere ilvia libera su questo nome. Sul primo punto, la strategia leghista è di far pesare i propri 28 eurodeputati. Von der Leyen, infatti, ha incassato finora la fiducia certa dei liberali di Renew Europe (il nuovo soggetto creato nella fusione dell'Alde di Guy Verhofstadt e del movimento di Emmanuel Macron) e del Ppe di cui fa parte. I socialisti, il secondo gruppo per deputati nell'Aula, non hanno ancora sciolto la riserva, anche se buona parte di loro (compreso il Pd) sembrano orientati verso l'appoggio. Verdi e sinistra hanno invece annunciato il loro voto contrario. E anche il gruppo della Lega, Identità e democrazia, ha ufficialmente espresso il suo no alla fiducia. 

Il timore dei promotori della ministra tedesca è che, nel segreto dell'urna, i socialisti possano far mancare una cinquantina di voti e che franchi tiratori di popolari e liberali possano regalare delle brutte sorprese. Anche un voto di fiducia risicato potrebbe suonare come una sconfitta. Da qui l'esigenza di allargare i consensi in Aula. I 5 stelle hanno già detto che daranno il loro appoggio. E la Lega ha fatto intendere che farà lo stesso, nonostante le dichiarazioni ufficiali di Marco Zanni, l'uomo di punta del Carroccio a Strasburgo.

“Le servono i nostri 28 voti”, fa notare Paolo Borchia, eurodeputato leghista  eletto dopo una lunga carriera come assistente parlamentare a Bruxelles. “Noi non ci presentiamo né col cappello né col coltello in mano, chiederemo solo garanzie nel merito”, assicura l’esponente del Carroccio. 

Nonostante la netta affermazione alle elezioni di fine maggio, la Lega è rimasta a secco di cariche a livello europeo. Hanno ricevuto più poltrone dei leghisti persino i pentastellati, in controtendenza con l’emorragia di consensi e l’isolamento all’Eurocamera (siedono infatti nei banchi dei non iscritti in alcun gruppo). E mentre la delegazione francese della neonata formazione sovranista Identità e Democrazia è decisa a rimanere sulle barricate della “euro-opposizione”, la Lega ha deciso di far pesare i suoi 28 europarlamentari nella partita più importante che si giocherà nei prossimi mesi, quella della formazione della nuova Commissione. Un “tradimento” quello di Salvini nei confronti di Marine Le Pen, che sarebbe comunque tollerato dalla francese.

Lega e Rassemblement National sono infatti rimasti esclusi dalla partita delle nomine dall’Eurocamera (vicepresidenze dell’Aula, presidenze e vicepresidenze di commissioni parlamentari) a causa del “cordone sanitario” che ha tagliato fuori i sovranisti da ogni possibile ruolo di rilevanza. Un confino politico dal quale la Lega ha bisogno di uscire, per evitare l’isolamento del governo italiano a tutti i tavoli di Bruxelles. “Non è stato un gesto molto elegante”, commenta Borchia con un misto di sarcasmo e amarezza. E sul possibile voto a favore della von der Leyen il leghista spiega: “Ci ha votato un italiano su tre, siamo il primo partito, il senso di responsabilità impone che il voto venga fatto con una certa cognizione di causa”. 

“Quello della presidenza della Commissione è un voto slegato rispetto al nome del futuro commissario italiano”, garantisce l’eurodeputato. Il leghista dà in bilico il suo voto di domani (16 luglio), “fifty-fifty”, forse a favore forse contro la politica tedesca. Ago della bilancia saranno gli impegni presi dall’aspirante presidente “su programmi e idee sul collegio dei commissari”. 

In altre parole, la Lega non vuole ancora parlare di nomi, ma di cariche. Quella che spetterebbe all’Italia, secondo Borchia, sarebbe la poltrona di commissario alla Concorrenza. Una seggiola saldamente occupata dalla danese Margrethe Vestager, sulla cui riconferma si gioca l’ok di Renew Europe, terzo gruppo parlamentare a Strasburgo. 

Gli spazi di manovra di Salvini sembrano dunque limitati a possibili accordi dell’ultimo minuto, determinati da quel che decideranno gli eurodeputati prima di entrare in Aula. Il voto è previsto per le ore 18 di martedi' 16 luglio (oggi) e l’Europarlamento diviso potrebbe convincere la von der Leyen a mettere al sicuro la propria candidatura facendo un accordo sottobanco coi grandi esclusi delle passate settimane, al costo di dar vita a una maggioranza europea frammentata e litigiosa al suo interno, che andrebbe dalle delegazioni socialiste favorevoli alla tedesca (tra cui ci potrebbe essere anche il Pd) agli eurodeputati della Lega.

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