La Romania vuole processare due commissari Ue. Bruxelles: “Non puo' farlo”

Sempre più tesi i rapporti tra Bucarest e i vertici dell'Unione europea. Il primo accusa la Commissione di ordire un complotto per destabilizzare il governo in carica. L'esecutivo comunitario punta il dito sulla corruzione e sullo stato di diritto nel Paese dell'ex blocco sovietico

I commissari Ue Timmermans e Jourovà

Dopo Polonia e Ungheria, anche la Romania ha deciso di andare allo scontro diretto con la Commissione europea. E lo starebbe facendo, stando a quanto rivelato dai media rumeni, con una iniziativa cui nemmeno il ribelle Viktor Orban era finora arrivato: denunciare e processare due commissari Ue, il vicepresidente Frans Timmermans e la responsabile della Giustizia, Vera Jourovà.

Una mossa che, se confermata dal Procuratore generale rumeno che ha ora in mano le accuse, aprirebbe un fronte di battaglia senza precedenti tra Bucarest e Bruxelles. E che rischierebbe inoltre di paralizzare i prossimi mesi di lavori delle istituzioni comunitarie, dal momento che la Romania terrà fino a fine giugno le redini della Presidenza del Consiglio Ue. Ma perché l'ex Paese sovietico vuole portare alla sbarra due pezzi grossi dell'esecutivo europeo?

L'accusa sul presunto rapporto "falsificato"

Già nel novembre scorso, il Partito socialdemocratico rumeno (Psd), che è al governo insieme ai liberali dell'Alde, avrebbe manifestato l'intenzione di agire per via legali contro la Commissione europea, rea, a loro giudizio, di avere falsificato un documento molto importante, il rapporto relativo al Meccanismo di cooperazione e verifica (Mcv). Tale meccanismo è stato istituito nel 2007 come una sorta di assicurazione a garanzia dell'ingresso della Romania e della Bulgaria nell'Ue: i due Paesi, infatti, al momento dell'adesione all'Unione “dovevano ancora realizzare dei progressi in materia di riforma giudiziaria e lotta alla corruzione”, ricorda Bruxelles. 

Pertanto, con questo strumento, Bucarest e Sofia si impegnavano a portare avanti riforme per colmare le lacune in campo giudiziario e penale. Ma dopo più di 10 anni, secondo la Commissione, la Romania non avrebbe mantenuto le promesse. E anzi, avrebbe di recente compiuto dei passi indietro approvando delle iniziative legislative volte a depenalizzare alcuni reati di corruzione. E' questo quanto denunciato da Timmermans e Jourovà nell'ultimo rapporto sul Mcv, presentato a novembre. 

I rischi per Bucarest

Il mancato rispetto della raccomandazioni Ue contenute nel Mcv potrebbe aprire la strada a una procedura d'infrazione sullo stato di diritto come quelle avviate per Polonia e Ungheria. E anche a una riduzione dei fondi europei destinati alla Romania, che versa nella casse di Bruxelles molto meno di quanto riceve (con un guadagno di 6 miliardi l'anno). 

Secondo le accuse che il governo rumeno muove alla Commissione, Timmermans e Jourovà avrebbero falsificato il rapporto sul Mcv. Ma non solo: secondo quanto emergerebbe dai documenti in mano a Luju.ro, quotidiano rumeno specializzato in inchieste giudiziarie, i due commissari sarebbero al centro di “un'organizzazione criminale” che vede protagonisti anche l'ambasciatrice Ue in Romania,  Angela Cristea, e il procuratore generale della Romania, Augustin Lazar, e che mirerebbe a destabilizzare l'attuale governo. 

Il caso Kovesi

A dimostrazione di questo presunto complotto, ci sarebbe la decisione dei tre principali gruppi politici Ue (Ppe, S&D e Alde) di candidare alla guida della neonata Procura europea tale Laura Codruţa Kovesi, ossia colei che da capo dell'Agenzia anticorruzione della Romania ha indagato diversi esponenti dell'attuale maggioranza, a partire dal lader del Psd, Liviu Dragnea (che è stato già condannato a un anno, con pena sospesa, per frode elettorale). 

Già, perché le proposte di depenalizzazione dei reati avanzate dai socialdemocratici rumeni sono arrivare proprio dopo le denunce di Kovesi. Che non a caso, è stata prontamente rimossa dal suo incarico di magistrato non appena il nuovo governo ha preso le redini del potere.  La nomina di Kovesi, come da aspettarsi, ha fatto infuriare i partiti di maggioranza, traditi anche dai loro referenti a Bruxelles (ossia i gruppi S&D e Alde). Per tutta risposta, Bucarest ha avanzato una propria candidatura per la Procura europea, ma senza successo. 

Lo scontro giudiziario

E adesso, anche grazie alla nuova denuncia avanzata da Luju.ro, vuole portare alla sbarra i commissari Ue. “Vorremmo ricordare alle autorità romene che tutti i funzionari europei sono soggetti alla giurisdizione della Corte di giustizia dell'Ue” e “le autorità nazionali non hanno giurisdizione in questa materia”, ha replicato prontamente la Commissione europea. Che ha anche ricordato come “tutti i funzionari dell'Ue siano tutelati esclusivamente dal protocollo di privilegi e immunità allegato ai trattati dell'Ue, firmato da tutti gli Stati membri, tra cui la Romania”. 

Il centrosinistra rumeno verso Salvini?

Come finirà lo scontro, anche a livello giudiziario, è tutto da vedere. A livello politico, sembra sempre più probabile un'adesione della Romania al gruppo dei Paesi di Visegrad, al fianco di Polonia e Ungheria. Con conseguenti ripercussioni sugli equilibri del futuro Parlamento europeo: oggi i socialdemocratici rumeni siedono nella stessa maggioranza che sostiene Juncker. Ma domani, potrebbero spostarsi, magari insieme a Orban, nel variegato fronte dei sovranisti. Non a caso, nei giorni scorsi, il leader della Lega Matteo Salvini ha scritto al leader socialdemocratico Dragnea con l'obiettivo di aprire le porte a una alleanza dopo il voto di maggio. 
 

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