I rifugiati libici? In Ruanda e Niger il doppio di quelli accolti da tutta l'Ue

Nel primo Paese ne saranno trasferiti 500, nel secondo 710, in Europa 600. L'Unhcr: “Questi due Stati dimostrano, con discrezione, cosa significhi realmente la condivisione di responsabilità”

foto d'archivio

Le evacuazioni umanitarie di rifugiati dalla Libia continuano, ma a differenza di quello che molti potrebbero pensare in Italia, a farsi carico dei richiedenti asilo saranno maggiormente i Paesi africani rispetto all'Europa. In totale sono 1.474 i migranti vulnerabili assistiti dall'Unhcr, l'agenzia Onu per i rifugiati, ed evacuati dal Paese lacerato dalla guerra civile nel 2019: 710 sono stati trasferiti in Niger, 393 in Italia, e 371 reinsediati in Europa e Canada. Oltre a questi altri 500 andranno invece in Ruanda, e questo significa che i due Paesi africani da soli accoglieranno il doppio di quanti arriveranno nell'Ue.

Un'ancora di salvezza per i più vulnerabili

"Con il conflitto che continua a infuriare in Libia, le operazioni di evacuazione rappresentano un'ancora di salvezza per i rifugiati più vulnerabili che si trovano nei centri di detenzione e in contesti urbani e che hanno un disperato bisogno di sicurezza e protezione", ha commentato l'Unhcr dopo che un gruppo di 98 rifugiati originari di Eritrea, Etiopia, Somalia e Sudan, tra cui 52 minori non accompagnati, è stato trasferito in Italia.

L'accordo col Ruanda

Questa settimana con l'Unione Africana e il Ruanda è stato trovato un accordo per la creazione di un meccanismo di transito per l'evacuazione dei rifugiati vulnerabili dalla Libia che consentirà la partenza del primo gruppo di 500 persone che dovrebbe includere bambini e giovani particolarmente a rischio. "In questo momento così critico, in cui le persone si trovano intrappolate nel sempre più aspro conflitto in Libia e molti vivono in condizioni spaventose nei centri di detenzione, i rifugiati e i richiedenti asilo hanno bisogno di speranza e soluzioni concrete. Abbiamo urgente bisogno che altri Paesi intervengano per portare in salvo queste persone e offrire loro soluzioni", ha dichiarato l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Filippo Grandi sottolineando come molti dei 3.600 rifugiati e richiedenti asilo attualmente trattenuti nei centri di detenzione in Libia corrano gravi rischi legati ad abusi e ai combattimenti indiscriminati. All'inizio di luglio, oltre 50 rifugiati e migranti hanno perso la vita in una bombardamento che ha colpito il centro di detenzione di Tajoura, a est di Tripoli. In tutto il Paese, le persone nei centri di detenzione vivono in condizioni terribili.

Condivisione di responsabilità

"Ruanda e Niger (dove un centro per rifugiati evacuati dalla Libia operativo da circa due anni ci ha aiutato a trovare soluzioni, tra cui il reinsediamento, per diverse migliaia di persone vulnerabili) dimostrano, con discrezione, cosa significhi realmente la condivisione di responsabilità attraverso gli interventi che hanno messo in atto per proteggere le persone più bisognose. Questi paesi offrono una speranza ai rifugiati, e dovrebbero essere un'ispirazione per tutti noi", ha affermato Grandi.

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