Di Maio o Renzi? I sostenitori di Macron in Europa divisi tra M5s e Pd

Il presidente francese vuole creare un soggetto politico transnazionale per incidere nelle prossime elezioni del Parlamento Ue e sulla nomina della nuova Commissione. Un progetto a cui guardano con interesse i renziani. Ma che potrebbe riguardare i 5 stelle

La scorsa settimana, tra Italia e Francia, si è quasi sfiorato l'incidente “diplomatico”. Ma non stiamo parlando dei fatti di Bardonecchia, quanto delle voci di un possibile approdo del Movimento 5 Stelle all'interno del nuovo soggetto politico europeo che il presidente dell'Eliseo, Emmanuel Macron, vorrebbe creare in vista delle elezioni del Parlamento Ue del maggio 2019. Un progetto per il quale si sarebbe speso molto negli scorsi mesi l'ormai ex segretario del Partito democratico, Matteo Renzi. Da qui, l'imbarazzo di alcuni esponenti dem a seguito delle indiscrezioni stampa. E dello stesso partito di Macron. Con una serie di smentite e contro-smentite che hanno fatto capire ben poco, se non che il movimento europeista del presidente francese, ancora prima di nascere, sembra avere già le sue correnti. 

Le indiscrezioni

Ma andiamo per ordine. Tutto inizia con una indiscrezione del Foglio, secondo cui, anche a seguito dell'affermazione elettorale e della possibile formazione di un proprio governo in Italia, il Movimento 5 Stelle starebbe intensificando i contatti con En Marche, il movimento-partito di Macron. In questo modo, Luigi Di Maio vorrebbe accreditarsi come leader di livello europeo e cercare al contempo una nuova casa al Parlamento Ue per i 5 Stelle, che dal 2019, con la Brexit e l'addio dell'alleato di ferro, l'Ukip di Nigel Farage, rischiano di restare senza gruppo di riferimento e, di conseguenza, senza agibilità politica tra Bruxelles e Strasburgo.

Il passaggio fallito all'Alde 

La ricostruzione del Foglio, corretta o meno che sia, non è una novità. Già un anno e mezzo fa l'allora capo delegazione del M5s a Strasburgo, David Borrelli, aveva tentato un approdo politico verso l'Alde, il gruppo dei liberali cui fa riferimento un pezzo grosso di En Marche. Gli eurodeputati 5 Stelle avevano anche ottenuto l'ok degli iscritti, ma non senza polemiche interne (tanto che due europarlamentari lasciarono il movimento) e perplessità della base euroscettica (l'Alde è il gruppo più pro-europeo di Bruxelles, oltre ad annoverare tra le sue fila politici come Mario Monti). Il passaggio sembrava cosa fatta, ma si infranse contro il no last minute dell'Alde. 

L'universo liberale

Oggi, anche Borrelli ha lasciato il Movimento. Ma il “sogno” di approdare al gruppo dei liberali resta in piedi. Le ragioni sono varie, ma di fondo ci sono due aspetti da tenere in considerazione: l'Alde è un gruppo politicamente “fluido”, con liberali di destra e di sinistra e dunque meno facile da connotare (un po' come il M5s). E poi c'è il fatto che una parte di questo gruppo non disdegna la possibilità di riavere una presenza in Italia, dopo 5 anni di vuoto: del resto, fino al 2014, tra le loro fila al Parlamento Ue c'era l'Italia dei valori. 

Il progetto di Macron

A questo discorso, si sovrappone il progetto di Macron di creare un nuovo soggetto politico che raccolga le ceneri del sempre più in crisi gruppo europo dei socialdemocratici (l'S&D di cui fa parte il Pd) e i transfughi del Partito popolare di Angela Merkel. Un soggetto che possa avere un peso negli equilibri del Parlamento e nella scelta del prossimo presidente della Commissione Ue. Finora, di questo soggetto fanno parte En Marche e gli spagnoli di Ciudadanos, oltre all'universo di partitini nazionali di cui è composto l'Alde. C'è poi chi, nel centrosinistra, si sta già muovendo verso le braccia di Macron abbandonando il gruppo dei socialdemocratici (che al Parlamento Ue rischia di passare dagli attuali 187 deputati a 90 nel 2019). E il Pd renziano è fra questi, come ha ammesso il sottosegretario Sandro Gozi

La smentita e il passo indietro

Ecco perché, all'interno del mondo variegato del nascente movimento europeo “macroniano”, si guarda all'Italia in due direzioni: una che porta a Di Maio, l'altra che guarda a Renzi. Se prima del voto del 4 marzo, il dialogo tra En Marche e il Pd sembrava tutto in discesa, adesso, con l'affermazione dei 5 Stelle e la crisi dei dem, le carte in tavola sembrano essere cambiate. Non a caso, Europe En Marche, un gruppo nato per raccogliere proseliti intorno al progetto di Macron, ha prima seccamente smentito l'interessamento verso Di Maio (facendo felici i renziani), salvo poi ritirare la nota diffusa via Twitter.

A chiarire il giallo ci hanno pensato i fedelissimi dello stesso Macron: “A proposito dell'Italia, come su tutti gli altri temi di politica estera, solo En Marche può esprimersi. Le posizioni espresse da l'Europe En Marche sono a titolo personale e non espresse in mome del movimento”. Come dire: non smentiamo, ma neppure approviano. Per il momento, il leader francese vuole tenersi le mani libere. 

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