Da Di Maio a Farage, chi ci "guadagna" se il Regno Unito partecipa alle europee

Con la Brexit che con ogni probabilità sarà rimandata fino ad un anno il Paese ha messo in moto la macchina elettorale. Il Labour risulta in testa nei sondaggi, ma il “tradimento” del referendum del 2016 potrebbe avvantaggiare le formazioni euroscettiche

Farage e Juncker - © European Union

Il Regno Unito, che non sa ancora quando (e se) realmente uscirà dall'Unione europea, si prepara a prendere parte alle elezioni europee. Il Parlamento ha iniziato l'iter per la partecipazione del Paese nel caso in cui il governo di Theresa May non dovesse riuscire a far approvare l'accordo di ritiro entro il prossimo 23 maggio, quando appunto i cittadini di tutta Europa si recheranno alle urne per eleggere i loro nuovi rappresentanti a Strasburgo.

Partita la macchina organizzativa

I partiti stanno già cominciando a scegliere i loro candidati e si apprestano a iniziare anche a stampare manifesti e a mobilitare gli attivisti. Anche se potrebbero poi essere improvvisamente costretti ad annullare tutto, nel caso in cui il governo riuscisse a fare approvare il piano per il divorzio prima della data fatidica, risparmiando al Paese quella che sarebbe per molto un'ulteriore umiliazione, il simbolo più eclatante del fallimento del Paese di portare avanti quello che è stato deciso nel referendum del 2016: lasciare l'Ue.

Tory in caduta libera

A pagarne il prezzo più alto potrebbero essere proprio i conservatori, che verrebbero con ogni probabilità puniti dai cittadini che li ritengono i principali responsabili di questo disastro. Secondo un recente sondaggio per il thinktank Open Europe i loro consensi sarebbero precipitati al 23%. Nelle loro fila si prepara a candidarsi anche Stanley Johnson, il padre del più famoso Boris, ex sindaco di Londra ed ex ministro degli Esteri, che a differenza di suo figlio è stato nel 2016 un sostenitore del Remain.

Labour in crescita

I sondaggi danno invece in forte crescita il Labour di Jeremy Corbyn che dal 24.4% del 2014 è oggi dato addirittura al 37,8%, acquistando molti consensi tra i Remanier e tra quelli che vogliono una Brexit soft, anche se il non aver sostenuto con maggior convinzione un secondo referendum potrebbe fare perdere i consensi dei primi. Una loro affermazione sarebbe un'ottima notizia per il gruppo socialista, i cui partiti, quello Democratico in testa, sono dai in calo di consensi in diverse nazioni.

Il fronte pro-Remain

Proprio a coloro che a sinistra si oppongono al divorzio dall'Ue si rivolgerà il Gruppo Indipendente, nato da una scissione dal Labour di cui criticava la timidezza con cui si è opposto alla Brexit. Per ora però i sondaggi li danno solo al 4,1%. Del voto pro-europeo potrebbero beneficiare anche i due partiti che più di tutti si sono opposti all'uscita: i Verdi e i Liberali. I primi sono pronti a far scendere in campo anche il loro astro nascente, il 29enne Magid Magid, Lord Major uscente di Sheffield. Si tratta di un ruolo cerimoniale, dato a una persona che per un anno rappresenta il consiglio comunale e la città in diverse occasioni. È il primo verde a essere scelto per quel ruolo, il primo somalo (è nato a Burao) e il più giovane di sempre ad assumere questa carica.

I brexiteer pronti a dare battaglia

Ma a fare incetta di voti potrebbero, paradossalmente, essere soprattutto i partiti e i politici che più hanno sostenuto la Brexit. “Se ci sarà una lunga estensione” dei tempi del divorzio, che “ci lascerà bloccati nell'Unione europea, dovremmo essere più difficili possibile” per l'Ue, “ponendo il veto a qualsiasi aumento del bilancio, ostacolando il presunto esercito dell'Ue e bloccando i programmi integrazionisti di Macron", aveva minacciato subito dopo la notizia che May avrebbe chiesto una proroga, Jacob Rees-Moog, influente deputato conservatore e leader del European Research Group, i duri della Brexit a Westminster.

Il ritorno di Farage

E allo scopo di portare scompiglio a Bruxelles e Strasburgo si prepara a partecipare alle elezioni anche l'uomo che più di tutti ha rappresentato il fronte del Leave, Nigel Farage che, abbandonata la sua creatura Ukip, da cui è uscito in polemica con le posizioni troppo di destra che ha assunto il suo ormai ex partito, ha aderito a una nuova formazione politica di cui ora è il leader, che si chiama proprio Brexit Party. E questa potrebbe essere la rivelazione delle elezioni del 23 maggio, al di là dei sondaggi, che pure nelle europee 2014 furono poi smentiti quando l'Ukip risultò il primo partito del Regno Unito con ben il 26,6% dei consensi.

Buone notizie per i 5 Stelle

E il ritorno di Farage a Strasburgo sarebbe un'ottima notizia soprattutto per il Movimento 5 Stelle di Luigi Di Maio che sta faticando a mettere insieme una compagine che gli permetta di formare un gruppo a Strasburgo anche nella prossima legislatura. Al momento i pentastellati hanno siglato un'alleanza con i croati di Zivi Zid - "Barriera Umana", i polacchi di Kukiz'15, movimento populista di destra fondato e guidato dal musicista punk Paweł Kukiz, i finlandesi di Liike Nyt movimento di stampo liberale fondato da Karolina Kahonen e i greci di Akkel, il partito dell’agricoltura e allevamento guidato da Evangelos Tsiobanidis. Tutte formazioni che non è sicuro riescano a eleggere deputati e che comunque da sole non basterebbero a formare il gruppo che necessita di almeno sette partiti di sette Paesi diversi. Avere dalla propria parte il Brexit Party di Farage farebbe aumentare di molto le possibilità di successo.

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