Razzismo, dossier accusa la polizia: 1 violenza su 10 per mano delle forze dell'ordine

E' quanto emerge da un'indagine dell'Agenzia Ue per i diritti fondamentali in 12 Paesi europei, tra cui l'Italia. Che chiede un codice di condotta comune per fermare aggressioni e maltrattamenti da parte degli agenti

Insultati per strada, discriminati sul posto di lavoro o mentre cercano casa. Ma anche maltrattati fisicamente e picchiati, anche dalla polizia. E il tutto per il loro colore della pelle. Essere neri in Europa fa ancora paura, tanta, troppa. Persino quando ti trovi davanti chi dovrebbe proteggerti. Lo scrive nero su bianco l'Agenzia Ue per i diritti fondamentali, che ha condotto un'indagine (Being Black in the Eu) su 12 Paesi dell'Unione, tra cui l'Italia, chiedendo a migranti o figli di immigrati di raccontare la loro quotidianità nel Vecchio Continente. E quello che è emerso da questi racconti è una realtà di piccoli e grandi soprusi, di pregiudizi radicati e diffusi, di violenze verbali e fisiche. E di paura.

Il braccio violento della legge

E' la “piaga” del razzismo, che riguarda tutta l'Europa. E, come segnala il rapporto, anche le forze dell'ordine. Stando alle interviste realizzate dall'Agenzia, quasi 1 cittadino di origine africana su 4 è stato fermato dalla polizia o dalle guardie di frontiera almeno una volta negli ultimi 5 anni. Il 44% di loro dichiara che il fermo va attribuito a ragioni razziali. Una percentuale che sale al 70% in Italia: è il dato più alto in Europa. Il 16% dice di aver subito trattamenti non rispettosi.

Ma il rapporto non si ferma qui: 5 cittadini africani o afroeuropei su 100 dichiarano di aver subito almeno una violenza fisica. E di questi, ben l'11% addita come aguzzini le forze dell'ordine. Un fenomeno che resta sotto traccia perché in pochi denunciano: il 63% preferisce il silenzio, per sfiducia nelle autorità e per paura di ritorsioni. 

Ecco perché l'Agenzia Ue per i diritti fondamentali chiede agli Stati membri di affrontare questo problema nel problema: occorre “sviluppare orientamenti specifici, pratici e pronti all'uso per garantire che i funzionari di polizia non conducano la profilazione razziale nell'esercizio delle loro funzioni”, si legge nel rapporto. In altre parole, non sia il colore della pelle a guidare le operazioni di polizia. Per evitare questo, occorre integrare il divieto delle profilazione razziale nei codici di condotta e rafforzare il dialogo tra forze dell'ordine e minoranze etniche. 

La piaga europea

Ma il razzismo in Europa non si ferma certo alla polizia. La stragrande maggioranza delle violenze denunciate riguarda estranei (61%), ma anche vicini di casa e colleghi di lavoro. Casi di discriminazione avvengono nei settori dell'istruzione, del lavoro e dell'abitazione, con oltre un quarto degli intervistati che ha denunciato di aver subito disparità di trattamento in almeno uno di questi ambiti nei cinque anni precedenti allo studio. 

Il 14% di loro ha detto, per esempio, di non aver potuto prendere in affitto una casa da un proprietario privato a causa della propria origine. L'agenzia Ue ha definito "particolarmente inquietante" il fatto che siano "i più giovani a vivere maggiori discriminazioni e forme di esclusione rispetto ai più anziani". Un dato che "rende ancora più urgente la necessità di rafforzare le iniziative per promuovere una piena inclusione delle persone di origine africana nell'Ue".

E l'Italia? 

Dal sondaggio, il nostro Paese non ne esce bene: il 49% degli intervistati che vivono nel Belpaese denunciano  di aver subito forme di molestie di matrice razzista contro una media europea del 30%. Il 39% dice di aver avuto problemi a trovare casa per ragioni razziali. E' il tasso più alto in Europa insieme all'Austria. L'Italia è anche il Paese dove chi cerca lavoro si sente più discriminato per il colore della pelle: il 47%, contro una media del 25%.
 

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