Il fronte europeista ha i numeri per governare. Sovranisti e conservatori non sfondano

Secondo le ultime proiezioni del Parlamento, rielaborate da Politico, il Ppe avrebbe 182 seggi, i socialisti 147. L'Alde con Macron salirebbe a 110. Buon risultato dei Verdi (67 deputati eletti) e dell'Enf di Salvini e Le Pen (71). Male l'Efdd del M5s, nonostante il trionfo di Farage

Non ci sarà più la Grande coalizione tra i popolari di Angela Merkel e i socialdemocratici che ha retto finora le redini dell'Europa unita. Ma grazie all'exploit dei liberali dell'Alde, cui si è unito En Marche del presidente francese Emmanuel Macron, il fronte europeista ha i numeri per ottenere una maggioranza solida al Parlamento europeo. E reggere l'avanzata, seppure contenuta, dei gruppi sovranisti ed euroscettici. E' questo il dato che emerge dalla prime proiezioni dei seggi assegnati nei 28 Stati membri dell'Ue.

La possibile maggioranza

Restano da chiarire le affiliazioni incerte dei vari gruppi, ma il Ppe, di cui fa parte anche Forza Italia, al momento è il primo partito in Europa, anche se in netto calo rispetto a 5 anni fa: i seggi sarebbero 182, sempre che i 13 deputati di Fidesz, la formazione di Viktor Orban che ha stravinto le elezioni in Ungheria, resti all'interno della casa popolare.

Al secondo posto si piazzano i Socialisti e Democratici, di cui fa parte il Pd, con 147 deputati (anche loro in sensibile calo). Anche per i socialdemocratici bisogna attendere cosa farà il partito romeno del Psd, dato in rotta di collisione. A compensare la perdita di consensi di Ppe e S&D, comunque, ci sono i liberali dell'Alde e del movimento di Macron, che nonostante abbia perso il duello in patria con Marine Le Pen, puo' contare su un gruppo europeo accredito di 110 seggi.

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Il fronte rossoverde

A completare il fronte europeista, anche se non nell'alleanza probabile di governo, ci sono i Verdi, che dovrebbe avere 67 deputati eletti, in netto aumento rispetto a 5 anni fa. In leggera flessione invece la sinistra della Gue (39), che ha patito anche il calo di consensi in Grecia del premier Alexis Tsipras, il cui partito Syriza si è piazzato al secondo posto in patria: una sconfitta che ha spinto il leader greco a indire elezioni politiche anticipate.

Sovranisti ed euroscettici

Dal lato sovranista, l'Enf di Matteo Salvini e Le Pen è accreditato di 71 seggi: un dato in netta crescita rispetto a 5 anni fa, ma i numeri non sono tali da far parlare di una vittoria della destra. Tanto più che l'altro pezzo del fronte euroscettico, i conservatori dell'Ecr (59) di cui fa parte Fratelli d'Italia, hanno già annunciato che non si alleeranno con l'Enf e che lavoreranno per mantenere il Regno Unito nell'Ue: un annuncio, quest'ultimo, che chiude la porta sia ai brexiters dei Tories (membri del gruppo), sia a Nigel Farage.

Proprio Farage, con il successo alle elezioni nel Regno Unito, potrebbe essere un elemento di ulteriore tensione post elettorale per il governo italiano: Salvini ha ribadito a poche ora dalla chiusura delle urne che c'è un'intesa tra i due. Peccato che, sulla carta, il Brexit party del leader britannico sia membro dell'Efdd, il gruppo dei 5 stelle che naviga in acque cattivissime: non tanto per i seggi (intorno ai 44), ma per il numero di partiti che hanno superato la soglia di sbarramento, ossia appena 3. Per formare un gruppo ne servono 7 di altrettanti Paesi. Se anche Farage dovesse lasciare, il M5s rischierebbe di finire nel limbo dei non iscritti.

Il confronto con il 2014

A prescindere dalle dinamiche all'interno e tra i gruppi che compongono il variegato fronte di destra ed euroscettico, il dato che emerge è che sovranisti di Salini, conservatori e Efdd insieme dovrebbero avere intorno ai 174 seggi, ben 20 in più rispetto a 5 anni. Ma pochi per consentire a queste forze di proporsi come partner di governo in Europa in una ipotetica alleanza con i popolari di Merkel e Orban. 

Che il fronte europeista abbia retto lo dimostra sempre il confronto con l'ormai vecchio Parlamento: all'epoca, popolari, socialisti e liberali contavano insieme su 472 deputati, mentre oggi sarebbero 439. Una lieve flessione che pero' lascia a questo terzetto un deciso margine per formare la maggioranza, la cui quota minima è 376 seggi. A dar loro manforte, poi, il "soccorso" europeista di Verdi e Gue, che insieme avrebbero 106 deputati, 2 in più di prima.

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