Il Paese Ue con il più alto numero di poveri? L'Italia

Lo certifica l'Eurostat: nonostante il calo degli ultimi anni, nel Belpaese vivono 5 milioni di persone che fanno fatica a pagare le bollette e a comprare cibo. Un sesto di tutta l'Unione

Il termine statistico è 'popolazione in stato di deprivazione materiale grave'. Indica i poverissimi, singoli e famiglie che fanno fatica a pagare l'affitto e le bollette, che non possono permettersi un'alimentazione adeguata, tanto meno concedersi una breve vacanza. In Italia nel 2018 erano poco più di 5 milioni, un numero in calo rispetto agli anni precedenti. Ma nonostante questo, il dato resta drammatico: siamo il Paese Ue con il numero più alto di cittadini in stato di deprivazione materiale grave, un sesto di tutti quelli che vivono nei 28 Stati membri dell'Unione.

A certificarlo è l'Eurostat. Lo scorso anno la percentuale della popolazione italiana in stato di deprivazione materiale grave era del 8,4% contro una media Ue del 6,2%. In termini percentuali, siamo affiancati da Paesi come la Slovacchia, la Croazia, l'Ungheria. Peggio di noi fanno Bulgaria (20,9% della popolazione), Grecia e Romania (entrambe intorno al 16%). Per contro, i tassi più bassi sono stati osservati in Svezia (1,1% nel 2017), in Lussemburgo (1,2% nel 2017) e in Olanda (2,4% nel 2018). Stabile la situazione in Germania, dove restano al 3,4% della popolazione.

Tornando all'Italia, la deprivazione materiale grave a livello di famiglie colpisce il 10% dei single con bambini a carico, il 9,7% delle donne singole, il 9,4% degli uomini singoli, il 6,2% delle coppie adulte con almeno una persona sopra i 65 anni, il 6% delle coppie adulte con un bambino e l'8,8% delle coppie con tre o più bambini.

In termini di età, nel 2018 in Italia la deprivazione materiale colpisce il 9% degli adulti tra i 18 e i 64 anni, l'8,1% dei giovani con meno di 18 anni e il 7% degli anziani con più di 65 anni. Infine, la percentuale della popolazione che fatica a arrivare alla fine del mese in Italia nel 2018 è stata del 29,8% (in netto calo rispetto al 40,2% registrato nel 2014), mentre il 64,9% ha "qualche difficoltà". 

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