Corte Ue a Polonia: “Sospenda il prepensionamento dei giudici”. E Varsavia autorizza il reintegro

Bruxelles aveva fatto ricorso contro la legge che rischia di mettere in pericolo l'indipendenza della magistratura, ma il governo insiste che serve a liberarsi di giudici del periodo comunista

Il permier polacco Mateusz Morawiecki - foto European Union

La Polonia cede e consente il reintegro dei giudici forzatamente pensionati dopo un ulteriore intervento della Corte di Giustizia Ue. Il tribunale di Lussemburgo ha emesso oggi un'ordinanza, nell'ambito di una causa che vede opposti la Commissione Europea e il governo presieduto da Mateusz Morawiecki, in cui afferma che quest'ultimo deve sospendere "immediatamente" l'applicazione delle leggi relative all'abbassamento dell'età pensionabile dei membri della Corte Suprema.

Questa legge, in vigore dal 3 aprile 2018, abbassa l'età alla quale i magistrati debbono ritirarsi a 65 anni. I giudici possono chiedere di lavorare oltre l'età pensionabile, ma hanno bisogno del permesso del presidente della Repubblica, la cui decisione è insindacabile. La riforma è stata bollata come una "purga" contro giudici sgraditi da Malgorzata Gersdorf, presidente della Corte Suprema. La Commissione europea ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia dell'Ue il 2 ottobre scorso temendo per l'indipendenza della magistratura. Il ricorso della Commissione era stato accolto in via provvisoria il 19 ottobre dal vicepresidente della Corte ordinando il reintegro dei 23 giudici (tra cui il presidente del tribunale) pensionati in virtù della legge. Il governo polacco, riportano diversi media internazionali, ha reinsediato ieri un certo numero di giudici che erano stati costretti ad andare in pensione.

Oggi poi il presidente Andrzej Duda ha firmato un emendamento alla legge sul funzionamento della Corte suprema, che consente il reintegro dei giudici pensionati forzatamente anche se il governo conservatore insiste comunque sulla necessità di sospendere l'attività di quei magistrati che sono ancora attivi dai tempi dell'era comunista attraverso la riforma giudiziaria e sostiene che il sistema polacco sia corrotto e inaffidabile. I critici, inclusa l'Ue, temono l'indebolimento dell'indipendenza delle corti e dei principi democratici dello Stato di diritto.

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