Gay discriminati? La Polonia dice no e blocca la conclusioni Ue

Il governo di Varsavia stoppa un documento del Consiglio Giustizia sui diritti umani. Il motivo? I riferimenti alla violenze contro la comunità LGBTI

Una protesta in Polonia contro l'omofobia

“Le persone LGBTI sono troppo spesso vittime di discriminazione, violenza fisica e incitamento all'odio in tutta l'Ue” e per questo si riconosce “con interesse il Rapporto annuale 2017 sulla lista di azioni della Commissione per promuovere l'uguaglianza LGBTI”. Sono bastate queste poche righe per spingere la Polonia a bloccare le conclusioni dei ministri della Giustizia europei, riuniti in Consiglio a Lussemburgo, su un testo riguardante i diritti umani nell'Unione. 

A riportarlo è Politico, che cita fonti diplomatiche. Si tratta della prima volta che un testo del genere viene bloccato da uno Stato membro. Del resto, non si tratta di misure vincolanti, ma di conclusioni che hanno un valore politico e che richiamano a valori già sanciti nella Carta Ue dei diritti umani. Ma proprio questa “valore politico” non è andato giù al governo polacco, guidato dal PiS, partito euroscettico con posizioni più che oscurantiste su gay, donne e aborto.

Lo hanno dimostrato i ripetuti tentativi di rendere le norme sull'interruzione di gravidanza ancora più restrittive di quanto non lo siano già: nel Paese, infatti, l'aborto è consentito solo in caso di pericolo di vita per la madre, stupro e grave malformazione del feto. Il PiS ha proposto paletti ancora più stringenti per accedere legalmente all'interruzione di gravidanza, ma la forte protesta dei cittadini, in particolare delle donne, ha per ora fermato questi propositi. 

La Polonia, inoltre, è stata deferita alla Corte Ue per le sue riforme sulla giustizia, ritenute da Bruxelles lesive dello Stato di diritto. E insieme all'Ungheria, alla Repubblica ceca e alla Slovacchia, sta impedendo qualsiasi passo avanti sulla condivisione della gestione dei migranti tra i Paesi Ue. 

L'ultima crociata, adesso, è quella contro la comunità LGBTI. Per Varsavia, riconoscere le discriminazioni e le violenze subite dagli omosessuali è controproducente, tanto più in un Paese dove, secondo un recente sondaggio, metà dei cittadini non vorrebbe avere come vicino un gay. 

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