Niente da fare per i pastafariani, per i Paesi Bassi la loro non è una religione

Una studentessa aveva chiesto il permesso di indossare lo scolapasta in testa nelle foto sui documenti di identità, Il Consiglio di Stato lo ha negato. "A voi la mia fede può sembrare strana, a me sembrano strane quelle con uomini che camminano sulle acque o si dividono in due"

Mienke de Wilde - foto Ansa EPA/PIROSCHKA VAN DE WOUW

Niente da fare, i pastafariani non avranno diritto di indossare uno scolapasta in testa nelle foto dei loro documenti. Il Consiglio di Stato dei Paesi Bassi ha deciso che il pastafarianesimo non è una religione e ha respinto il ricorso di una studentessa di Nijmegen, Mienke de Wilde, che aveva chiesto il permesso di indossare il simbolo di quest culto/parodia proprio come viene concesso il permesso alle donne musulmane di indossare un velo o ai sikh di indossare il turbante.

Il Consiglio di Stato, il più alto tribunale amministrativo del Paese, ha però stabilito che il pastafarianesimo non si può considerare una religione vera e propria e ha negato il permesso di indossare nelle foto dei documenti lo scolapasta in testa. De Wilde ha annunciato che potrebbe fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo. "Immagino che il pastafarianesimo possa sembrare strano se non ci credi", ha detto al giornale Algemeen Dagblad, "ma questo è il caso di molte fedi se non ci credi”, fedi che parlano di “persone che camminano sull'acqua o si dividono in due, per esempio. Io trovo incredibili le altre religioni".

La chiesa fu fondata negli Stati Uniti nel 2005 da Bobby Henderson come risposta ai fondamentalisti cristiani che difendevano l'insegnamento del creazionismo nelle scuole del Kansas. In una lettera aperta, Henderson chiese pari tempo nelle aule scientifiche per la dottrina del Mostro di spaghetti volante, in cui sosteneva di credere fermamente. Da allora la 'religione' si è diffusa in tutto il mondo, proprio allo scopo di combattere il fondamentalismo e mettere in luce le contraddizioni delle altre religioni. In Nuova Zelanda è stata riconosciuta ufficialmente come religione ed è permesso anche sposarsi con il suo rito.

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