Lobbisti a Bruxelles, scatta l’obbligo di trasparenza per gli eurodeputati

Dall'11 febbraio, chi lavora a un testo di legge dovrà rendere pubblica la lista degli incontri con i portatori di interesse.

Un nuovo obbligo è pronto a scattare per gli eurodeputati che rappresentano il proprio Paese a Bruxelles e a Strasburgo. A partire da lunedì 11 febbraio, gli europarlamentari relatori o relatori ombra - ovvero coloro ai quali viene affidato il compito di scrivere una norma e presentarla in aula - dovranno rendere pubblica la lista di incontri con i cosiddetti “portatori di interessi”, ovvero i lobbisti. Si tratta di oltre 12mila persone che lavorano, a vario titolo, nella “bolla” europea di Bruxelles per tutelare gli interessi di un’azienda o di una categoria. Oltre ai relatori di maggioranza e minoranza, l’obbligo di trasparenza è esteso anche a tutti i presidenti di commissioni parlamentari. 

Gli eurodeputati erano stati finora esclusi dall’obbligo di rendere pubblici tali incontri, adempimento al quale sono soggetti tutti i commissari europei, compresi i loro capi di gabinetto e direttori generali. Con le nuove regole, i più influenti tra i 751 europarlamentari saranno costretti a pubblicare il calendario di meeting coi lobbisti. Per questi ultimi è stato istituito un registro apposito la cui iscrizione è però su base volontaria. Ciò significa che su oltre 12mila lobbisti in attività nella capitale belga, solo una minima parte risulta effettivamente registrata e accreditata per l’ingresso regolare negli edifici del Parlamento e della Commissione Ue. 

La proposta, passata per un pugno di voti, ha dovuto fare i conti con il voto a scrutinio segreto richiesto dal Partito popolare, gruppo politico più numeroso all’Eurocamera. “Segretezza sulla trasparenza”, avevano sarcasticamente riportato la notizia alcune testate di Bruxelles. In risposta alla paradossale pretesa dei popolari, molto eurodeputati hanno esposto in aula, durante il voto, dei cartelli recanti la scritta “Yes”, in favore del provvedimento.  L’approvazione a sorpresa è avvenuta anche grazie ai voti determinanti del Movimento 5 stelle, che su altre modifiche al regolamento aveva espresso forti critiche.

Per capire il peso specifico dei gruppi lobbistici basta sapere che solo Google ha 9 lobbisti e dal 2014 ha avuto 208 incontri con i soggetti obbligati a renderli pubblici. L’azienda “cugina” Microsoft, nello stesso periodo, ne ha avuto 112. Tra le società italiane, l’Enel è quella che ha avuto più meeting tra Commissione e Parlamento, ben 55. Degli oltre 500 lobbisti italiani che svolgono attività di vario tipo presso le istituzioni europee, solo 84 di questi sono regolarmente accreditati presso l’Europarlamento. 

Con il nuovo regolamento vengono anche “incoraggiati” tutti i parlamentari - non solo relatori e presidenti di commissione - a rendere pubblici gli incontri con portatori di interessi, a prescindere dalla loro presenza o meno negli elenchi volontari. Il Parlamento ha aperto la strada anche alla possibilità per gli eurodeputati di pubblicare sul sito ufficiale dell’Eurocamera la rendicontazione delle spese sostenute nello svolgimento dell’attività politica. 
 

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