Parlamento Ue chiede sanzioni per Polonia e Ungheria. Lega, Forza Italia e FdI contrari

Italiani spaccati in Aula, Pd e M5s votano per punire Budapest e Varsavia per le violazioni dello Stato di diritto

Il Parlamento europeo ha chiesto di essere coinvolto nelle audizioni con le autorità nazionali di Polonia e Ungheria, accusate da tempo di non rispettare i principi fondamentali dello Stato di diritto e i diritti fondamentali dettati dai trattati europei. La richiesta arriva alla luce di una “situazione deteriorata”, che risulta addirittura peggiore - a detta della maggioranza dell’Aula - rispetto a quando, nella fase conclusiva della scorsa legislatura Ue, è stato attivato l’articolo 7 del Trattato sull’Ue, che stabilisce una serie di misure preventive e sanzioni, come la sospensione dei diritti di voto in seno al Consiglio del rappresentante del Governo ritenuto responsabile di violazione. 

"Il primato del diritto dell’Unione"

Il Parlamento europeo lamenta che le due audizioni con il Governo ungherese e i tre confronti con l’esecutivo polacco (tutte e cinque le riunioni si sono tenute presso il Consiglio Ue) “non sono state organizzate in modo regolare, strutturato e aperto”. Si esorta quindi la presidenza di turno, da gennaio a giugno in capo alla Croazia, ad organizzare “periodicamente” audizioni “obiettive, basate sui fatti e trasparenti”. Vengono perciò invitati tutti gli Stati membri a “rispettare il primato del diritto dell’Unione”. 

Gli strumenti in mano alla Commissione

Il Parlamento invita inoltre la Commissione ad avvalersi appieno degli strumenti disponibili per far fronte a un evidente rischio di violazione grave da parte della Polonia e dell'Ungheria dei valori su cui si fonda l'Unione, con particolare riferimento alle procedure d'infrazione accelerate e alle domande di provvedimenti provvisori dinanzi alla Corte di giustizia dell’Ue.

Il voto degli italiani

La risoluzione è stata adottata nel pomeriggio con 446 voti favorevoli, 178 contrari e 41 astensioni. Tra gli eurodeputati italiani si evidenzia una profonda spaccatura - M5s e Pd a favore della risoluzione, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia contro - che corrisponde oggi alla divisione tra maggioranza e opposizione, ma che, in realtà, risponde a logiche di diverso tipo. Il Movimento cinque stelle aveva infatti votato per l’attivazione dell’articolo 7 contro il Governo ungherese guidato da Viktor Orban già a settembre del 2018, quando a Roma i pentastellati governavano con la Lega.

La posizione di Forza Italia

Lega e Forza Italia hanno invece sempre difeso l’esecutivo di Budapest, nonostante il partito di Silvio Berlusconi - oggi assente in Aula - faccia parte dei Popolari europei, che hanno sospeso l’appartenenza degli eurodeputati di Fidesz (la formazione politica guidata da Orban) alla grande casa della destra moderata europea, proprio a seguito delle violazioni allo Stato di diritto e ai diritti fondamentali addebitate al leader magiaro.

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Il compito dei tre saggi

Il dossier Orban all’interno del Ppe (Partito popolare europeo) è oggi affidato a tre saggi del partito: l’ex presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy (belga), l’ex presidente del Parlemento europeo Hans-Gert Pottering (tedesco), l’ex cancelliere austriaco Wolfgang Schussel. Il delicato parere sulla compatibilità di Orban coi valori fondanti dei Popolari europei è atteso per febbraio, quando l’eventuale estromissione di Fidesz dal primo gruppo dell’Eurocamera potrebbe sconvolgere gli equilibri nel campo della destra europea.

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