Strasburgo con Albania e Macedonia del Nord: no all'adesione un errore strategico

Approvata una risoluzione chie chiede agli Stati di dare il via ai negoziati per l'ingresso nell'Unione: “I due Paesi hanno compiuto passi avanti, altri attori nazionali potrebbero approfittare della situazione”

Il palazzo della rappresentanza dell'Ue in Macedonia del Nord - foto Ansa

Il Consiglio europeo della scorsa settimana ha sbagliato a dire no all'apertura dei negoziati di adesione per Albania e Macedonia del Nord. Il Parlamento europeo si è schierato con i due Stati balcanici definendo un “errore strategico” la scelta degli Stati membri dovuta al veto di Francia, Danimarca e Paesi Bassi .

La risoluzione

Con una risoluzione votata in Plenaria a Strasburgo i deputati hanno sottolineato che l'Albania e la Macedonia del Nord hanno compiuto notevoli sforzi negli ultimi anni e soddisfano i requisiti dell'Ue per l’avvio dei negoziati di adesione, il primo approvando importanti riforme del sistema giudiziario e il secondo risolvendo la disputa sul nome con la vicina Grecia. La mancata decisione sull'avvio dei negoziati “rappresenta un errore strategico che ha un effetto negativo sulla credibilità dell'Unione e invia un segnale negativo a eventuali paesi candidati”, afferma il testo adottato con 412 voti favorevoli, 136 contrari e 30 astensioni.

Rischi geopolitici

Per il Parlamento europeo la chiusura “potrebbe inoltre consentire ad altri attori stranieri - le cui politiche potrebbero non essere in linea con i valori e gli interessi dell'Ue - di stringere relazioni più strette sia con la Macedonia del Nord che con l'Albania”, allontanandole dal blocco europeo. Per questo insistono perché alla prossima occasione utile si prenda una decisione positiva.

Lega contraria

Contrari all'ipotesi gli eurodeputati della Lega, insieme al loro gruppo europeo di Identità e Democrazia, di cui fa parte anche il Rassemblement National di Marine Le Pen. "L'Ue deve imparare da quanto accaduto con la Turchia", ha detto l'eurodeputata leghista Anna Bonfrisco, che ritiene vi siano "troppe minacce che arrivano" dall'area balcanica, "a partire dalla forte influenza cinese e russa, le grandi organizzazioni criminali, il terrorismo, le politiche di stampo oligarchico, cittadini con doppio passaporto turco e un'altissima percentuale di musulmani, che nascondono le insidie dell'islamizzazione, della radicalizzazione e l'infiltrazione di foreign fighters".

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