La denuncia di Oxfam: i paradisi fiscali Ue hanno fatto perdere 6,5 miliardi all'Italia

Le perdite combinate di Roma, Parigi, Berlino e Madrid secondo la Ong nel solo 2015 sarebbero state di circa 35 miliardi. Dito puntato contro Cipro, Malta, Olanda, Lussemburgo e Irlanda

È un mare di soldi quello che le casse italiane perdono a causa dei paradisi fiscali, paradisi che però non si trovano in continenti lontani, ma alla porta di casa, nella stessa Unione europea. La denuncia arriva da Oxfam, nel suo ultimo rapporto sui paradisi fiscali intitolato Off the hook. Secondo il report nel 2015 Italia, Francia, Spagna e Germania hanno perso circa 35,1 miliardi di euro in gettito fiscale a causa dello spostamento di profitti delle aziende in Europa, che finisce per l'80% in Olanda, Lussemburgo e Irlanda. Nello specifico il nostro Paese avrebbe perso 6,5 miliardi. “Se questi soldi fossero investiti nell'assistenza sanitaria pubblica, potrebbe ridurre l'importo che i cittadini pagano per le cure mediche fino al 28%”, afferma Ofam in una nota.

I paradisi fiscali Ue

L'Ong spiega anche che, se la Ue avesse applicato ai suoi 28 Stati membri i criteri usati per identificare i paradisi extra Ue, sulla blacklist sarebbero finiti Cipro, Malta, Olanda, Lussemburgo e Irlanda. Perché non sono in regola con il criterio della 'tassazione equa'. Ma l'Ue, quando nel 2016 diede il via libera alla blacklist, decise di non scrutinare i suoi membri. "Per rimanere leader nella lotta all'evasione, la Ue dovrebbe prima mettere in ordine la sua casa", scrive Oxfam, accusando Bruxelles di "guardare al fisco del resto del mondo e trascurando i paradisi all'interno dei suoi confini". L'organizzazione denuncia anche che, in seguito alla revisione della lista dei paradisi fiscali che l'Ecofin approverà martedì prossimo, molti Paesi colpiti dai grandi scandali saranno 'assolti' e tolti dalla lista. Tra questi Bahamas, Bermuda, le Isole Vergini, le Cayman, Guernsey, Hong Kong, l'Isola di Man, Jersey e Panama.

No alla blacklist dei Paesi che favoriscono il riciclaccio

Proprio questa settimana il Consiglio Ue ha deciso "all'unanimità" di respingere la lista proposta dalla Commissione Europea di 23 Paesi considerati "ad alto rischio" nell'ambito del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, lista che comprende Paesi con cui molti Stati membri, Italia inclusa, hanno importanti legami economici, come l'Arabia Saudita e la Nigeria, ma anche territori Usa come Puerto Rico, le Samoa Americane, le Isole Vergini e l'isola di Guam. Per il Consiglio la proposta non può essere sostenuta, perché "non è stata stabilita con un processo trasparente e resiliente, che incentivi i Paesi in questione ad adottare azioni decisive, rispettando anche il diritto di essere ascoltati".

La Commissione ora dovrà proporre una nuova bozza di Paesi ad alto rischio "che tenga conto delle preoccupazioni degli Stati membri". L'obiettivo della lista è proteggere il sistema finanziario europeo dal rischio di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo proveniente da Paesi terzi. Sulla base della lista, le banche e le altre istituzioni finanziarie devono essere più vigili ed effettuare controlli più accurati sulle transazioni che coinvolgono i Paesi ad alto rischio.

I Paesi a rischio

I 23 Paesi considerati a rischio dalla Commissione sono Afghanistan, Samoa Americane, Bahamas, Botswana, Corea del Nord, Etiopia, Ghana, Guam, Iran, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan, Panama, Porto Rico, Samoa, Arabia Saudita, Sri Lanka, Siria, Trinidad e Tobago, Tunisia, Isole Vergini Usa, Yemen. Alcuni di questi Paesi erano già nella vecchia lista dei Paesi considerati a rischio, adottata nel 2016 e poi ripetutamente emendata, come l'Afghanistan, l'Iraq, la Siria, lo Yemen, l'Iran, la Corea del Nord, la Tunisia, l'Etiopia, il Pakistan, Trinidad e Tobago e lo Sri Lanka, mentre altri sono delle new entry. La Commissione ha anche proposto di rimuovere dalla lista dei Paesi a rischio alcune giurisdizioni, come la Bosnia-Erzegovina, la Guyana, il Laos, l'Uganda e Vanuatu.

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